Akai MPC, la Storia di un Campionatore Diventato Mito.🔎💾

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Oggi, amici appassionati, voglio raccontarvi la storia di uno strumento che ha segnato un epoca, parliamo del mitico Akai MPC, che con la sua evoluzione, nel corso del tempo, ha catturato l’immaginazione dei musicisti e produttori di musica hip hop di tutto il mondo. Dal suo debutto ad oggi sono state composte centinaia di migliaia di canzoni, attraverso le sue funzionalità e algoritmi sono apparsi nuovi modi di comporre la batteria elettronica, i suoi effetti, diventati standard anche per le attuali generazioni, hanno contribuito alla diffusione di un suono e accompagnato l’epoca che, da qualche anno, tutti chiamano Golden Age.

Attualmente queste macchine sono utilizzate in modo diverso,  forse sminuite nel loro originario operato ma comunque la si voglia vedere, se nel 2017 componiamo un brano Rap, suonando su una griglia di Pads, lo dobbiamo a questi piccoli, grandi, strumenti tecnologici.

Io ho cercato di raccogliere più informazioni possibili e tramite questa rigida ricerca, proverò a raccontarvi la storia e le vicende relegate al mondo sommerso del Mitico Akai MPC.

Akai fece il suo debutto con la serie di Campionatori MPC nel 1988, regalando al mondo un vero proprio strumento digitale, non semplicemente un dispositivo per la manipolazione del suono.

MPC 60 fu primo esemplare della serie e nessuno si sarebbe potuto immaginare che dalla sua nascita ad oggi si sarebbe parlato di simbolo, mito, che quel progetto avrebbe determinato la creazione di futuri generi musicali e toccato territori inesplorati, anticipando i tempi del DAW (Digital Audio Workstation)

Akai reclutò Roger Linn nel 1986 per sviluppare l’interfaccia più imitata e popolare del mondo bastarono: 16 touch pad, una semplice fase del campionamento e un sequencer con l’integrazione delle porte MIDI a determinare il fortunato destino del progetto.

MPC non fu il primo esperimento di Roger Linn, nel 1979 lanciò la sua prima Drum Machine, LM-1 Drum Computer, resa immortale per il suo utilizzo in tutti i dischi di Prince negli anni ’80.

Successivamente diede alla luce la LinnDrum, batteria elettronica ampiamente utilizzata in gran parte della disco dance anni 80′.

Akai ne aveva intuito il valore e voleva utilizzare l’esperienza di Linn per creare una nuova generazione di macchine che potessero racchiudere le potenzialità di uno studio in un solo strumento.

Quello che nessuno all’epoca aveva ancora capito era che, i lunghi tempi di campionamento di MPC 60 e l’inserimento della funzione “Swing” firmata da Roger Linn avrebbero rivoluzionato la musica elettronica, in primo luogo l’hip hop.

MPC 60 fu introdotto nel 1988, concepito per essere il diretto competitor dell’E-mu SP-1200, altra macchina molto amata dai producers dell’epoca e che continuò ad essere utilizzata negli anni ’90.

Nonostante la grande popolarità del competitors, Akai MPC sbaragliò la concorrenza, rimanendo leader del settore, con i suoi tempi di campionamento significativamente più lunghi, (13,1 secondi del tempo totale di campionamento rispetto ai 2.5 secondi di SP-1200) e la risoluzione audio più elevata, utilizzando la frequenza audio 40kHz rispetto ai 27.5 kHz di SP-1200.

MPC 60 fu progettato come drum machine, con la sua innovativa griglia di 16 pad quadrati che potevano essere utilizzati per programmare il sequencer della macchina.

Questa griglia è ancora oggi utilizzata dalla stragrande maggioranza dei controller midi, o dai più recenti usb controller.

Linn non creò solamente la famosa interfaccia, ma curò la progettazione di tutto il sistema operativo MPC, Insieme al suo team di sviluppo in California

L’interfaccia molto pratica e la capacità di registrare e manipolare i suoni direttamente sulla macchina hanno permesso ad MPC 60 di avere molta più flessibilità rispetto alle batterie elettroniche tradizionali come la Roland TR-808.

Linn e Akai inoltre introdussero la funzione MIDC, per sincronizzare isequencers esterni e sintetizzatori, con il proprio sequencer interno a 99 tracce, tutto questo attraverso quattro uscite MIDI separate.

Linn in una celebre intervista dichiarò: “ho creato MPC 60′ per qualsiasi tipo di musica ritmica, ma non avevo idea che riscuotesse così tanto successo con la comunità hip hop emergente, questo mi ha sorpreso piacevolmente”.

In quel periodo Linn parlava sicuramente di Warren G che con “Regulate” nel 1995 scalò le classifiche Statunitensi, ma la macchina continuò ad avere estimatori illustri, come DJ Premier, Pete Rock e tanti altri.

Forse il più venerato di tutti i Beatmakers, J Dilla, era noto che lavorasse con MPC 60 e MPC 60MKII prima di affezionarsi definitivamente al successivo modello di Akai, MPC 3000.

Dilla rimase poi fedele al 3000 durante tutta la sua carriera, anche se integrava Pro Tools nel suo flusso di lavoro.

MPC 3000 alzò la risoluzione di campionamento a 16 bit e il tempo di campionamento fu aumentato a 22 secondi, espandibile a tre minuti, così i 3000 diventarono ancora più versatili e potenti, tanto da farli definire da Dr. Dre il meglio sul mercato.

Roger Linn finì per allontanarsi da Akai, subito dopo l’MPC 3000, di fatto la prima nata della della nuova linea di MPC orfana di Linn fu la serie MPC 2000.

Il debutto nel 1997 fu davvero problematico, soprattutto per un punto fondamentale, Akai revisionò il sistema operativo MPC nel tentativo di evitare di pagare le royalties a Linn per il suo modello hardware e software, ma questo non era un particolare da poco, dato che nell’MPC 2000 mancava la funzione tanto amata dai Producers Hip Hop, “Swing” di Roger Linn.

Il 2000 offriva solo due uscite MIDI e molti snobbarono il progetto.

Due anni dopo, Akai decise di rivedere i suoi piani e rilasciò MPC 2000XL, forse il campionatore più popolare che l’azienda abbia mai prodotto.

Un enorme passo avanti rispetto al suo predecessore, il 2000XL si presentava con una scheda espandibile a otto output MIDI e un unità di effetti interni.

Un potente aggiornamento software includeva funzioni come la gestione delle cartelle di file e l’efficace chromatic sample assignment .

Questa macchina guadagnò rapidamente il favore di leggende come Pete Rock, Kanye West, e continua tuttora ad ispirare una generazione di beatmakers, un fanatico della macchina, tanto da farlo pubblicare continuamente foto del campionatore, è Marco Polo.

Le capacità e funzionalità dei 60, 3000 e 2000XL vennero poi unite in un’unica macchina quando nel 2004, MPC4000, introdusse il campionamento a 24 bit a 96 kHz, aumentando la memoria a 512 MB , per citarne uno, un grande appassionato di questo strumento è il visionario produttore, Madlib.

Il DAW (Digital Audio Workstation) ergo i sistemi Softweare di cui parlavamo nello scorso articolo, nei primi anni 2000 si mangiarono tutto il mercato, mettendo al tappeto le serie di campionatori esterni, rendendo necessario, per Akai, trasformare i suoi MPC, rendendoli più economici e meglio integrati con i computer.

Questo ha portato alla creazione di MPC 1000, piccolo e portatile, nel 2003, e successivamente MPC 2500, nel 2007. Entrambi questi modelli hanno come nuova caratteristica la connettività USB e l’utilizzo di schede flash compatte, come quelle delle fotocamere digitali, inoltre la flessibilità di queste macchine le ha rese più maneggevoli dei modelli MPC 2000.

Questa serie ospita al suo interno un sistema operativo alternativo, JJOS, che contiene una serie di miglioramenti dai precedenti MPC 1000 e MPC 2500, Il nuovo sistema offre funzionalità software riprese dal 2000XL, e sembra, a detta di chi l’ha provato, sia più completo.

Il sistema JJOS è figlio dalla rete, il suo successo è quasi completamente imputabile alla Internet ed il motivo è meno misterioso di quello che si pensa, la sua popolarità e diffusione si può attribuire a Jenius, sito web Giapponese di riferimento per tutti i musicisti Asiatici, che vende in esclusiva il suo sistema operativo.

Un’altra caratteristica che ha contribuito ad alimentare la notorietà di questa serie di MPC è l’integrazione della connettività USB che consente un facile trasferimento e installazione di file di grandi dimensioni.

Nel 2012, Akai ha letteralmente spogliato MPC del suo status di Standalone immettendo sul mercato il più moderno MPC Renaissance.

Questo prodotto, ed i successivi modelli Touch e Studio, si sono basati sul funzionamento del software MPC di Akai ma il passaggio da macchina Standalone a “schiava” di un DAW, quindi declassato a controller, non ha entusiasmato gli utenti, facendo perdere quel flusso di lavoro naturale che impone la gestione di una macchina esterna.

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Gian Flores

MC/Producer/Direttore Artistico, attivo nella scena HipHop dall'inizio degli anni 90'. Attualmente AD/CEO di Jellyweb s.r.l. Direttore Generale di Hiphop.it

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