Chi Campiona Chi pt. 8 _ Kendrick 👊 🇺🇸

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Torna dopo la pausa estiva, la rubrica che scava nelle produzioni di musica campionata; spesso mi trovo a fare ricerche talmente “deep” da perdermi nella discografia anni 70 e 80, perché in fondo, l’arte di riproporre pezzi di brani attempati mischiandoli sapientemente a beat ed effetti più o meno attuali, altro non è se non un’operazione di nostalgia e recupero di sensazioni della nostra infanzia, che sia distante 40, 30, 20 anni o ancora meno dal nostro presente. Non a caso solitamente ciò che smuove le emozioni di chi ascolta il suono decisivo che il cervello ci fa ripescare nei ricordi è la distanza nel nostro passato in quei momenti in cui la nostra memoria consapevole ha iniziato a scrivere il database della nostra cultura uditiva.

Ho fatto una carrellata di artisti Italiani nelle prime 7 puntate perché una delle mission di questo sito ( o perlomeno ciò che mi stimola a collaborare con questa famiglia di Hip Hop Heads ) è la divulgazione dell’hip hop italiano, dalle origini ai giorni nostri, la condivisione di quante più informazioni sviluppate dalle esperienze in prima persona di chi ha vissuto la storia della scena Hip Hop e della musica italiana negli ultimi 25-30 anni.

Oggi però passo a trattare artisti d’oltreoceano, uno dei quali, tra le novità del panorama mondiale, si sta rivelando eccezionalmente vario ed efficace, portando avanti sia una qualità di metriche strepitosa, sia un rispetto per la musica nella sua interezza, dalle produzioni alle citazioni.

Kendrick Lamar è a pieno titolo l’mc che ascolterei oggi se avessi 20 anni, mi ricorda un grappolo di rapper della West coast con cui siamo cresciuti ed anche qualche virtuoso della East come approccio alla stesura del testo.

Nel  brano che propongo: King Kunta del 2015, Sounwave (aka Mark Spears) e Terrace Martin si sono prodigati in una vera e propria opera di assemblaggio del brano, con svariati campioni tratti da brani usciti tra la gli anni 70 e il 2000. Ora prima ascoltatevi il pezzo che sul tubo ha svariati milioni di visual…

Subito si sente la struttura  di Mausberg feat. DJ Quik nel beat d’ingresso e per tutto il brano di Lamar, il pezzo originale è del 2000 ed è un esempio piuttosto comune della piega che hanno preso le produzioni nel nuovo millennio.

Il campionamento è solitamente una citazione sonora a tutti gli effetti, che riguarda il producer, mentre la citazione letteraria è in questo caso una scelta di Lamar, che dopo 2 minuti e 34 secondi omaggia Micheal Jackson con la celebre “Annie are you OK?” tratto da Smooth Criminal del 1987 dall’album BAD (quello che ha venduto un po’ di copie qua e là nel globo)

Kendrick si vede che ha studiato le proprie origini musicali e scomoda un altro mostro sacro della black music americana, da molti considerato il padre fondatore (inconsapevole) della produzione hip hop dalle origini fino agli anni 90. I suoi vinili giravano parecchio tra il south Bronx, il resto della grande mela e anche sulle rive dell’altro oceano a Compton e zone limitrofe. Parlo di James Brown con Pay Back del 1973…

Il brano è probabilmente tra i più campionati e risuonati della storia, non solo da produttori di Hip Hop, parliamo di EPMD nel 89, ancora prima Big Daddy Kane (1987), Pete Rock & C.L. Smooth, Notorius B.I.G., Nas e Madlib per dirne alcuni. Kendrick Lamar invece ricalca ancora una volta con la propria voce l’affermazione “I can Dig Rappin’ ” che Brown cantava nel brano al minuto 1 e 56. Un’altra citazione astuta ed efficace insomma.

Ci sono altri elementi che andrebbero “scavati” e snocciolati nel brano, ma salto alle percussioni che accompagnano tutto il brano, sovrapposte al primo sample che abbiamo sentito all’interno del secondo video. Parliamo di Curtis Lee Mayfield un’artista che i DJ con La Dee e la Jay maiuscole devono conoscere. Autore, compositore e chitarrista che ha donato alla sua e nostra generazione dei pezzi di rara bellezza.

Il brano ha la mia età: è del 1974… e scusate la poca modestia ma in quegli anni si producevano pezzi importanti … ecco cosa intendo quando dicevo perdersi nelle sonorità del passato.  mentre chiudo il pezzo sto ascoltando la sua discografia in sottofondo… e devo ammettere che You Tube inizia a conoscermi abbastanza.

Il pezzo di K.L. dunque scopriamo essere un’opera di rivisitazioni e citazioni ben distribuite e sequenziate, l’intero album merita svariati ascolti, To Pimp a Butterfly contiene molta sapienza musicale ed è stato prodotto solo 2 anni fa. Il ragazzo ha compiuto 30 anni quest’anno in Giugno, quando è nato molti di questi brani erano già diventati dei classici e questo mi fa pensare che per fare buona musica serve solo rispetto per le proprie origini e tanta dedizione… poi serve talento, non quello che ci propinano negli show televisivi, quello che nasce da una ricerca personale e viene condiviso con i giusti collaboratori.

Pace e Fierezza e alla prossima puntata.

 

 

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Stefano Word Serio

Rimini IT

Old School MC e testimone della golden age. L'istinto della scrittura per passione della cruda realtà

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