Ernia, i miei Brani come “I fiori del male” di Baudelaire 👊 🇮🇹

Please follow and like us:

Continuiamo il percorso iniziato parlando di Rkomi, Ghali, Carl Brave e Franco126 per fare riferimento ad un altro artista presente in Thaurus Music, cioè Matteo Professione aka Ernia. L’etichetta di Shablo comprende un roster molto giovane che presentano una attitudine diversa dagli altri emergenti della scena rap italiana: il già citato Rkomi, Izi, Tedua e lo stesso Ernia. Un progetto che si muove tra Milano e Genova, due tra le piazze maggiori per la presenza assidua di artisti legati al mondo hip-hop. Il 3 novembre viene pubblicato “Come uccidere un usignolo/67”, una sorta di seconda parte del progetto iniziale di Ernia “Come uccidere un usignolo”. L’ex membro dell’ormai defunto collettivo Troupe d’Elitè, dopo l’esperienza negativa con quest’ultimo, aveva quasi deciso di abbandonare il mondo della musica. Passano due anni e nel 2016 esce il suo primo EP da solista, “No Hooks EP”. E’ una rinascita completa per Matteo che si cimenta a piene forze sui progetti musicali e ne fa la sua strada per il futuro. Trovo la vena lirica del ragazzo milanese tra le più creative ed originali della scena odierna senza dubbio; una differenza sostanziale che fa notare lo stesso Ernia in diverse occasioni, Gli ho dato il nome del quartiere anche se non è proprio sul tema quartiere perché non sono mai stato il tipo che ha fatto pezzi particolarmente incentrati sulla strada, non me n’è mai fregato molto”, riferito al testo di QT, in quanto proviene da un ambiente medio-borghese. Il suo stile si divide a metà tra rabbia e malinconia, una vita che non gli ha fatto mancare niente a livello economico ma lo ha fatto soffrire con le emozioni. In “Neve” di No Hooks EP descrive la sua situazione di disagio in un ambiente non appagante per le sue idee. L’esperienza con i Troupe d’Elitè inizialmente lo ha buttato giù, al contrario di Ghali. Il suo riscatto è passato dai suoi ultimi progetti, protagonisti del pezzo di oggi; fin da subito, ci fa capire su cosa girerà il disco e la sua identità artistica. Potrebbe sembrare ripetitivo dopo aver ascoltato i suoi lavori passati e qualcuno potrebbe aver anche ragione. L’evoluzione che compie Ernia non prevede un cambiamento dei temi trattati, solo raccontarla in modo diverso su un altro piano: l’uso delle lingue straniere e della poesia. La seconda canzone dell’album viene intitolato “Pas ta Fete” con un ritornello interamente in lingua francese:

“Je te casse la bouteille sur la tête

Désolé mais c’est pas ta fête

Vous voulez parler du rap? C’est parfait

Désolé on ne parle plus de ta fête

Je te casse la bouteille sur la tête

Désolé mais c’est pas ta fête

Vous voulez parler du rap? C’est parfait

Désolé on ne parle plus de ta fête”

Un ulteriore punto a suo favore che conferma la voglia di differenziarsi dall’ambiente trap in voga. Una canzone diretta, ribadisce la sua posizione sempre più in crescita tanto da rinominarsi “il nuovo Guercio”. Una esaltazione un po’azzardata che però si concretizza nella canzone con il vero Guercio, “Disgusting”; collaborazione molto aspettata per capire come si fossero intrecciati gli stili di Ernia e Guè Pequeno: a mio parere, una traccia dove il membro dei Dogo sforna la sua solita strofa liricamente arrogante ed altezzosa ma che coglie perfettamente lo scopo del “disgusto” di Ernia per la società vuota che lo circonda: l’essenza dell’apparire senza prendersi sul serio. Anche qui abbiamo un ritornello in inglese particolare, quasi uno sfottò per l’accento anglosassone ma che non lascia spazio ad altri pensieri, se non quello di Matteo. Il disco vanta anche la partecipazione di Mecna per la quinta traccia “Tradimento (Il Traditore)”, continua della terza traccia “Lei no (Il Tradito)”. Viene raccontata la sua perdita di un amico caro per colpa di una ragazza, la sua ex per la precisione. Sono due pezzi molto freddi, scuri. La solitudine di Ernia è la sua quotidianità, non ama stare sotto i riflettori e prende le distanze dalle persone vicine che rivoltato la sua anima e la sua fiducia. La poesia di Baudelaire compone la chiave primaria per entrare nel suo cuore selvaggio, lo fa riflettere dinanzi alle suggestioni della vita. “SPLEEN” è una riflessione aperta a tutti quelli che non sono soddisfatti della propria vita schematica.  A tal proposito, l’autore spiega in una intervista ciò:

“Spleen”, “La ballata di Mario Rossi” e “Noia” sono ‘I fiori del male’ di Baudelaire, quando l’ho letto ho pensato questo dice cose che penso da sempre e nessuno aveva dato voce a questa sensazione, la noia e il non riuscire mai a completarsi e realizzarsi, anche se poi si è completi è l’insoddisfazione.

Una continua ricerca della felicità. Il disco di Ernia è una dolce ballata sull’angoscia della vita, la paura di superare i propri limiti, chi ci ha fatto male e ci ha aperto gli occhi sulla vera natura umana.

Please follow and like us:
Redazione

La redazione è composta da figure che, con passione ed esperienza, nel mondo dell'Hip Hop hanno militato e si sono contraddistinti per le loro qualità umane ed artistiche, valori fondamentali che riconosciamo in tutti gli autori che collaborano con la nostra testata.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Seguici su:
Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram