Essere un MC 👊 🇮🇹

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Cerco un pezzo di carta, perché altrimenti mi sfugge, quella rima che mi gira in testa proprio adesso, innescata dal suono di un clacson e da una donna che urla al bordo della strada… mi serve una penna, sì ok potrei anche registrarlo sul cellulare, ma sono certo che appena entro in contatto visivo con lo schermo acceso mi si smoscia, perché sono della vecchia scuola…

che poi quando la provo sul beat che ha fatto mio fratello, leggendo con la mia grafia, a seconda di come ho girato ed inclinato i dettagli delle d e delle b, mi torna in mente il mood decisivo, il flow che mi ha smosso il bisogno di scriverla. Sono un mc da un tot di anni, ma quando entro in questa modalità il tempo sparisce, le sensazioni sono identiche alle prime volte, ancora ricordo la prima rima scritta, potrei sforzarmi un pelo e ricorderei con chi ero e cosa avevo avuto a scuola, perché in quei quadernoni ci ho lasciato le sinapsi, da una parte algebra e trigonometria e poi, rovesciando il quaderno, il mio vaso di pandora, i primi esperimenti con il lettering, quei bubble accennati, assurdi, a dir il vero anche un po’ ridicoli, ma fierissimi e spontanei e, soprattutto, inediti nella mia città.

Ecco cosa voglio costantemente catturare, quel brivido che ho provato sentendo un 4/4 in vero stile boom bap per la prima volta, mi sentivo come uno speleologo che ha scoperto una caverna nascosta da milioni di anni, ho avuto il culo di spostare una roccia insignificante e umida, ed ho trovato la caverna del genio della lampada, potrei scrivere rime in stile aladin, che fanno sentire la sabbia nei calzini da quanto sono real…e poi divagare sui deserti e il sole che deforma gli orizzonti, poi my man ci schiaffa uno scratch alla vecchia col suono del clacson e la tipa che urla, stile James Brown in Get Up… La vita spesso è una merda e nei testi non lo nascondo, ma potrei essere anche l’ultimo uomo sulla terra e un intreccio di parole scandite da sillabe che paiono percussioni mi farebbero sentire Dio in terra.

Non serve l’autocelebrazione, non servono i dissing e nemmeno stabilire chi è il king, quando chiudi un pensiero in mezzo alla consuetudine, poi lo scrivi e lo sviluppi e lo incidi…. e sono come i preliminari con la tipa che ti sogni prima di addormentarti, poi sul palco sfoggi, per forza, non è esaltazione…. è solo celebrare il proprio sforzo.

Ogni giorno mi ripeto e mi chiedo perchè lo faccio, come quando dipingevo i treni e rischiavo il culo solo per vedere il mio nome che girava lo stivale sui binari, ma mi basta ripetermelo e rifarei tutto anche 7000 volte, lo faccio per salvarmi e portare con me sull’arca alcuni amici, lo faccio per lasciare una traccia di me, come aveva scritto sul muro della linea un mio amico tanti anni fa e per non impazzire in mezzo al frastuono dell’oblio.

A volte vivo in un mondo fatto di rime ed incastri di parole, non sono impazzito, anzi ho sviluppato facoltà linguistiche incredibili da quando scrivo in rima, sento la musicalità naturale di certe parole e mi partono le associazioni spontanee, è una figata, quando faccio improvvisazione poi, scopro un lato di me che non credevo esistesse, imparo a conoscere dei risvolti della mia personalità dormienti da sempre, quasi fossi un’altra persona, guardo lo sfidante o il mio compare con cui faccio free style di solito e scatta la competizione, ho bisogno di prevalere, ma solo facendo valere il mio stile, non per forza… non mi serve sapere di essere più bravo, mi serve la consapevolezza di aver fatto un gradino in più del me stesso precedente, di aver scoperto una camera in più nel videogioco del rap, di aver sbloccato un superpotere, poi l’ebrezza di vedere la gente sbalordita per come ho chiuso una barra sul beat, che sia alla panchina del cortile dei palazzi o sul palco del palazzetto, non ha prezzo, mi fa sentire un re, un maestro di cerimonia, un testimone di una cultura di strada, fatta da gente che ha imparato a stare al mondo da sola o grazie a persone che ci son passate prima di lui, poi il livello superiore: essere da esempio per chi si approccia a questa cultura per la prima volta; essere un mc è una grossa responsabilità, somiglia a essere un vero uomo, ma solo se vivi e racconti quel che senti veramente.

Attorno a tutte queste sensazioni pure ci sono tonnellate di disturbi che confondono il nocciolo della questione, ci sono adesso che si possono esprimere opinioni alla velocità della luce, sui network digitali di ogni genere, ma c’erano anche quando non avevamo nemmeno il cellulare, perché le cazzate hanno sempre viaggiato più veloce della luce, del pensiero, ma ora ho la consapevolezza che hanno solo il peso che vogliamo dargli, che in realtà sono solo bisogno distorto di potere ed egemonia, perché le rap star hanno quell’aurea da supereroi che li fa sembrare sempre sicuri di sé, ricchi e pieni di donne (o uomini) … ma solo un altro vero mc sa quale disagio lancinante si nasconde dietro a uno scrittore, perché si diventa inevitabilmente poeti e scrittori e come tutti i predecessori lo si realizza solo quando ci si mette veramente a nudo, qualcuno lo fa creando uno scudo fatto di arroganza e presunzione, ma i lettori più raffinati sanno che il vero compositore di parole è un sensibile pensatore che spesso ottiene consensi nel momento in cui parla a nome di tanti, che riesce a descrivere i disagi comuni attraverso i propri; quasi nessuno riconosce in questo percorso un rapper, ma solo chi ha attraversato le paludi dell’anonimato e dell’oblio che alle origini ci circondavano, capisce quanto sia stato difficile essere accettati dal panorama musicale italiano e riconosciuti come artisti al 100%.

Sono concentrato su di me, su quale identità io abbia rivendicato ed ottenuto e l’aver percorso tutta questa strada mi fa sentire orgoglioso e responsabile, a prescindere dal successo conquistato, che è sempre relativo… mi sono scontrato con tante opinioni diverse dalla mia, alcune volte assurde, illogiche, fastidiose… ma tutte mi hanno stimolato a continuare la mia ricerca ed ancora più fortemente il mio stile. Penso alle sfide di free style che ho sostenuto, agli insulti ingoiati e risputati, a quelli repressi, agli incastri studiati e a quelli usciti fuori spontanei e magnifici, alle persone incredibili che ho incrociato grazie alla cultura doppia H che ho sempre sostenuto e nutrito, ma che mi ha a sua volta ripagato sempre di più.

Essere un mc va al di là di quanto si da a vedere e anche se potremmo definirla la disciplina più esplicita, sento che in realtà rimane la più criptica e insondabile, perché contiene la natura umana.

Stefano “WORD” Serio 

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Stefano Word Serio

Rimini IT

Old School MC e testimone della golden age. L'istinto della scrittura per passione della cruda realtà

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