Essere un PRODUCER/DJ 👊 🇮🇹

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Stanotte ho sognato un beat, la sua struttura, come si sviluppava e persino i livelli delle tracce, coi colori diversi che formano uno schema… da quando si possono vedere così chiaramente sullo schermo (20 anni?) la  mia immaginazione si è leggermente uniformata, quando i multitraccia erano a nastro mi immaginavo come si srotolavano gli intrecci, forse era più suggestivo… un po’ la differenza tra i viaggi mentali che si fanno da bambino e quelli che fai da adulto, ma la sostanza è la stessa; non sono un musicista, sono uno ispirato dalla musica e voglio assolutamente metterci le mani, sempre.

Noi esseri umani siamo spugne, noi producer siamo spugne che devono costantemente strizzarsi per poter accogliere altra essenza….sentiamo un suono, una frazione di un giro di basso,

ci rapisce una parte rispetto ad un’altra o all’intero brano e devi sentire come si sovrappone con le altre parti compatibili, o con le più inaspettate; gestiamo il tempo, più o meno come dice GrandMaster Flash in “The get down”… ora queste scene sono mainstream e sul tubo e online trovi tutto e anche troppo, ma viverle quando intorno era deserto e guns N roses era un’altra cosa.

Ma adesso devo mettere in rec il sogno che mi ha svegliato coll’urgenza di fare un file… Mi esprimo a onde sonore, le considero grappoli di parole e concetti che si spiegano da soli… la mente viaggia sulla barra del tempo in continuazione:

da li saresti voluto andare oltre,altrove, cambiare direzione ..o saresti rimasto li’ anche 15minuti… Impossibile parlarne, rendere ste meccaniche a parole.

Il mio lavoro è oscuro, dietro le quinte per l’85% abbondante, quando si va sul palco è solo una parentesi, insensata se non è stato preparato tutto come si deve, viviamo come fantasmi dell’opera, più spesso sotto il livello del suolo che in un attico, forse è da qui che deriva il termine underground… per quanto mi riguarda; ci completiamo con gli MC, che ci mettono la faccia ma che spesso non condividono tutto il lavoro sporco con noi, ma è così che ci piace, crescere la bestiola (il pezzo) nella penombra, nel privato del nostro bunker dove gli spettri si annullano a vicenda ed è tutto in mano nostra, anche la voce dell’mc… è lui che si affida a noi e abbiamo il dovere di rispettarci a vicenda, per la riuscita del pezzo.

Anche quando sento altra musica, ho l’ascolto da DJ: interrompo i brani e passo ad altri (pensa che nervoso…per chi non lo è!?)

Ho il groove in mano adesso, con le macchine accese mi trasformo…e non mi stacco dalla simbiosi fino a che l’appetito di mandarlo alla deriva non è sazio.

Nella solitudine della produzione vivo emozioni profonde, come quella di cogliere il “cut” in un brano e sapere che da li’ nascerà un’altra cosa, una nuova musica , mi rende più felice di Arsenio Lupin, che rubava come missione di vita  facendone un’arte, che sia quel frammento con sopra qualcosa di suonato, che sia una sezione ritmica che balza in testa come un fulmine a ciel sereno (grazie al background musicale)..inserendo una sessione live sopra ,di lato, dietro o avanti… e possa generare nuove emozioni.

Il ritmo della giornata  viene scandito dai break uno sopra l’altro, come ora che devo accendere il campionatore in piena notte, perchè quando lo avevo nelle orecchie non mi diceva nulla: avevo perso la modalità d’ascolto ingenua da quanto ci ero stato sopra, per ore, in cerca del loop perfetto.

Faccio delle intuizioni REALTA’ con affanno e inquietudine, per poter dire che usando percorsi non accademici, ma da autodidatta ispirato, per strade oscure, ho ottenuto il break beat decisivo, l’assemblaggio risolutivo, come farebbe un chimico in laboratorio, mischiando elementi a dovere o  a sensazione… quasi a caso, per sbaglio, a tentativi, per pura intuizione…finendo per uscire coi i capelli dritti e dicendo: questa roba è una bomba.

Lo faccio perchè vengo ripagato in pieno dai risultati, dall’entusiasmo degli mc a cui passo i beat, fatti con la drum machine o prendendo uno ad uno tutti gli elementi di una batteria registrata con maestria in studi da milioni di dollari, in presa diretta, molti anni fa, con banchi che neanche più esistono e con parti elettroniche e valvolari che ancora trasmettono calore e “punch” assieme, usati da fonici che sapevano sicuramente come si microfonava una batteria, riprogrammarli e dargli un’altra dimensione spazio temporale, personalizzandoli … è una sensazione impagabile.

Avere il fuoco dentro per ricercare, scavare (il digging) mi permette di evitare l’inferno in terra, ne sono certo, a me da uno stimolo costante e mi fa capire che quello che ho imparato non è nulla rispetto a quello che imparerò e quindi il mondo non può finire fino a che c’è un groove da ritrovare… che sto facendo la rivoluzione col mio linguaggio, evitando percorsi autodistruttivi, perché creo in continuazione, partecipando alla stupore ed alla meraviglia ad ogni ascolto.

Sono cresciuto con queste macchine e loro sono cresciute con me, la barra degli strumenti non deve avere segreti… io non li custodisco, li tramuto in verità, col suono giusto.

Ad ogni nuovo ascolto faccio tesoro delle nuove scoperte e non vedo l’ora di divulgarle tramite un remix, cambiando forma e sovrapponendo, tagliando, filtrando, trasformando degli archi in bassline e superando le mie stesse aspettative.

Noi producer sappiamo aspettare nell’ombra, vivendo senza gloria per anni, sapendo che l’arte cessa di esistere nel momento in cui perde il bisogno di superare se stessa e che il nostro momento arriverà, quando sentiamo che ancora quello che facciamo non può essere capito… è già successo e succederà ancora

Le tendenze e le produzioni classiche di ogni periodo fanno da ago della bilancia tra aspettative e possibilità, le radici invece tracciano ancora una linea di demarcazione e definiscono i perché.

Stare dietro alla consolle di fronte a centinaia, a volte migliaia di persone infoiate, invece, sfoga la mia parte esibizionista, quella che non parla ma agisce e si nutre della fotta di chi ascolta (anche se in realtà è sempre come se fossi nella bolla del mio studio) che crea situazioni dall’assemblaggio dei suoni e la scelta della playlist, possibilmente dando sempre spazio sia alla creatività, sbalordendo con accostamenti audaci, come uno chef, che confermando la validità delle tradizioni musicali, celebrando la cosa migliore che l’uomo abbia saputo fare aggregandosi, la musica appunto.

Stefano “Word” Serio

Con il Contributo di DJ Lato

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Stefano Word Serio

Rimini IT

Old School MC e testimone della golden age. L'istinto della scrittura per passione della cruda realtà

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