HipH❤P This Game, MLS Playoff, Danilo Gallinari, Fenway Park 👊 🇺🇸

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Calcio 

Mancano ormai poche ore alla finale dei playoff della MLS statunitense, questa sera infatti (ore 22:00 italiane) Seattle Sounders e Toronto FC scenderanno in campo per contendersi il titolo.

In attesa del fischio d’inizio andiamo a cercare qualche curiosità sui due club, cominciando dai Seattle Sounders.

I colori sociali del club sono il blu marino ed il verde e corrispondono ai colori tradizionali della Cascadia.

Nel 1974 fu scelto il nome Sounders per indicare gli abitanti del Puget Sound (insenatura della città di Seattle) mentre solo nel 2009 fu scelto l’attuale stemma del club composto da uno scudo verde con all’interno lo Space Needle.

Nell’attuale rosa del club spuntano i nomi dell’urugaiano Nicolas Lodeiro (ex Boca Juniors) e dell’attaccante Clint Dempsey, messosi in mostra anche in Premier League con la casacca prima del Fulham poi del Tottenham.

Per gli amanti dei record: le 17 reti messe a segno in MLS nella stagione 2014 dall’ex Inter Obafemi Martins, sono il maggior numero di marcature in una singola stagione.

Passiamo al Toronto Fc: la squadra canadese è stata fondata nel 2005 ed è il primo club non statunitense ad essere entrato in MLS.

L’attuale allenatore del Toronto è Greg Vanney ma andando a ritroso nel tempo troviamo un nome conosciuto al calcio europeo, nel biennio 2011-2012 sulla panchina dei canadesi infatti si sedette Aron Winter (ex Lazio).

Tra le fila del Toronto spuntano i nomi di Micheal Bradley, capitano della nazionale statunitense ed ex centrocampista di Roma e Chievo Verona, e di Sebastian Giovinco, la “formica atomica” è attualmente il miglior marcatore di sempre del Toronto con 65 reti in 102 presenze.

Basket 

Finalmente Danilo Gallinari farà il suo esordio con i LA Clippers sabato sera, dopo aver saltato undici partite. Il suo rientro è molto importante per Doc Rivers che si deve adattare a lavorare con un roster molto ristretto, a causa dei numerosi infortuni a Milos Teodosic, Blake Griffin e Patrick Beverley. I losangelini non sono al meglio delle loro possibilità, soprattutto nei risultati che tardano ad arrivare e la posizione Playoff si allontana. Sabato sera ci saranno i Washington Wizards di fronte e si dovrà cercare una svolta senza ragione; ovviamente, le ingiurie capitate alle stelle dei Clippers sono determinanti e anche la condizione psicologica influisce molto. Coach Rivers è chiamato quasi ad una impresa, cioè ristabilirsi all’interno della zona Playoff e provare ad arrivare fino in fondo. Appuntamento alle 21.30, ora italiana.

Siamo a Dicembre, le mazze ed i guantoni nelle grandi leghe degli States sono a riposo già da un mese, è tempo di resoconti, di colpi di mercato e cambi di allenatori importanti, come è successo a New York sponda Yankees. Ma uno degli obbiettivi che mi sono prefissato quando ho deciso di parlare del mio sport in questo sito è la condivisione di questo State of Mind che è per gli americani, per far conoscere ad altre persone le leggende che si celano dietro a questo mondo,

Una delle peculiarità del Baseball, particolarmente negli USA, è la conformazione degli stadi, le misure, le condizioni ambientali che spesso, più che in ogni altro sport di squadra, influenzano il modo di giocare e le sorti delle gare.

Oggi vi parlo brevemente di Boston ed in particolare di Fenway Park. Questa struttura è un vero e proprio monumento al baseball, ha ospitato la sua prima World Series nel 1912 e l’ultima nel 2013, anno dell’ultima delle 8 vittorie assolute di questo team leggendario.

Breve parentesi sulla forma degli stadi americani: ogni struttura ha una o più peculiarità che rendono il campo da gioco ed i propri confini unici, caratteristiche che possono avvantaggiare la squadra di casa che conosce meglio la reazione delle palline battute in determinati angoli del campo o che costruisce in parte la propria squadra proprio in base a tali caratteristiche.

Torniamo a Boston, famosa per essere la città più “europea” degli Stati Uniti, per storia, architettura e attitudine. Anche questa “franchigia” come quella dei Chicago Cubs di cui vi abbiamo parlato la scorsa settimana, ha rotto un digiuno di vittorie delle World Series durato quasi un secolo, rimanendo comunque un team fortissimo e rispettato da tutti, famoso anche per essere l’eterno rivale dei più titolati New York Yankees che con i loro 27 “anelli” dominano l’albo d’oro dei vincitori assoluti.

Un altro simbolo di questa città e di Fenway Park è il Green Monster, fino al 1947 conosciuto solo come “the wall” … è la barriera che segna il confine del campo da gioco all’esterno sinistro, l’ultimo ostacolo per la pallina per segnare un Home Run o “fuoricampo” nella nostra lingua, vale a dire una battuta del giocatore della squadra che attacca che gli permette in un solo colpo di portare a casa da 1 a 4 punti a seconda di quanti compagni di squadra fossero già ad occupare i restanti 3 angoli che formano il diamante interno del campo da gioco. E’ alto 11 metri e dista “solo” 95 metri dal piatto di casa base o home plate. E’ stato costruito proprio per ovviare alla relativamente breve distanza dal punto di battuta degli slugger, che solitamente supera i 100 metri, rendendo molto più difficile la conquista di punti da parte dei battitori destri che statisticamente sparano le battute lunghe da quella parte molto più spesso. Dalla parte destra del prato esterno invece, Fenway Park ha una barriera bassissima che consente addirittura ai difensori esterni di raccogliere battute al limite della recinzione senza dover nemmeno saltare, ad una distanza da casa base di 110 metri di media, per compensare parzialmente. Sarà forse per questo che nella storia degli Hall of Famer dei RED SOX si contano diversi battitori mancini che senza il “mostro verde” come ostacolo riescono a guadagnare punti battendo lungo in campo destro, a memoria ricordo il #26 Wade Boggs negli anni 80 e 90 con 118 fuoricampi in carriera e il predestinato, personaggio destinato a fama eterna David “BIG PAPI” Ortiz ritiratosi la scorsa stagione con all’attivo ben 541 Home Runs, grande azionista dei 3 titoli assoluti vinti dai Red Sox tra il 2004 e il 2013 dopo 86 anni di attesa.

Memorabile (soprattutto per me che tifo Mets da quella volta) la finale persa dai Red Sox nel 1986, quando ad una sola eliminazione dalla vittoria finale in gara 6, la più facile delle battute venne bucata dal prima base Bill Buckner trasformando il sogno di ogni giocatore in un incubo indelebile, sfociato con la sconfitta finale nella successiva gara 7 a vantaggio dei mitici (amazing) Mets, i Metropolitans di Brooklyn NYC… ma per questa storia vi scriverò un articolo a parte.

Vi lascio con un brano di un rapper leggendario scomparso nel 2010, nato a Boston nel 1966, qui in compagnia di validi colleghi.

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Redazione

La redazione è composta da figure che, con passione ed esperienza, nel mondo dell'Hip Hop hanno militato e si sono contraddistinti per le loro qualità umane ed artistiche, valori fondamentali che riconosciamo in tutti gli autori che collaborano con la nostra testata.

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