JAY-Z 4:44, La Recensione 👊 🇺🇸

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Come si suol dire, l’attesa aumenta il desiderio. Specialmente, da un’artista capace di guadagnarsi un posto d’onore tra gli Dei dell’Hip-Hop. Jay-Z torna con il suo nuovo album “4:44” in modo inaspettato, anzi, si credeva che avesse chiuso la sua carriera definitivamente. L’hype, che si è creato attorno alla nuova invenzione del Rapper Newyorkese, non ha lasciato spazio a giudizi e ci si interrogava su cosa ci avrebbe riservato questa volta. A quarantasette anni, e dico quarantasette anni, ha saputo rilanciarsi e confezionare un disco introspettivo, intimo e personale.

Lo scettro del re è tornato nelle sue mani prepotentemente, si chiuso nella sua mente e nel suo mondo, non si è esposto mediaticamente con sontuose campagne promozionali ma ha solo lasciato dei frammenti per strada di un qualcosa che si stava concretizzando.

Quest’anno è stato il primo Rapper ad essere inserito nella Songwriters Hall of Fame poiché ha “cambiato il modo in cui ascoltiamo la musica, e ha cambiato il modo con cui divertirsi con essa“. Questo prezioso riconoscimento riassume perfettamente i lavori di grande qualità con cui ci ha deliziati dal 1993. Dieci brani di rara bellezza in cui da libero sfogo alla sua mente e ci apre le porte della sua vita frenetica da imprenditore/rapper miliardario.

Già dall’intro “Kill Jay Z” si capisce che qualcosa è cambiato, a partire dal suo nome che da ora in poi sarà “JAY-Z” e non più “Jay Z”; quello che ora è diventato, è frutto del passato problematico che lo ha accompagnato nella sua vita (vedi, quando sparò da adolescente al fratello tossicodipendente). Uccidere il proprio ego per aprire una conversazione naturale, onesta: riflettere su chi è stato e chi sarà nell’immediato futuro. In questo primo testo infuocato, ci si accorge dell’accusa verso Kanye West di aver perso i propri principi, che lo hanno formato sin da “The College Dropout”. Mettersi contro tutti lo sta facendo cambiare radicalmente, a detta di JAY-Z, e sembra che il divorzio artistico tra i due sia imminente. West ha minacciato di abbandonare la piattaforma TIDAL, di cui Shawn “JAY-Z” Carter è proprietario, se non verrà risarcito di 3 milioni di dollari. E’ guerra totale. Il Rapper di Bedford-Stuyvessant ne ha per tutti, e questo disco lo ha dimostrato alla grande.

La seconda traccia “The Story of O.J.”, chiaro riferimento alla complicata faccenda di O.J. Simpson, viene usata come metafora per raccontare la schiavitù degli Afroamericani e il successo che hanno gli esponenti maggiori dei “nigga” d’America, come lo stesso JAY-Z.  Sono sempre stati una minoranza che ha dovuto sudare sangue per godere di diritti fondamentali per l’umanità, e ora che qualcuno è riuscito a farsi strada tra la povertà e delinquenza è sotto tutti i riflettori mediatici, pronti a distruggerli al primo errore. JAY-Z arriva da un periodo storico, in cui lo spaccio di droga e la lotta tra gang aveva toccato i picchi. Qui, incoraggia ad abbandonare quella vita di strada che mette in continuo pericolo la propria vita e ricominciare da zero, costruendosi una vita onesta e dignitosa, esempio del protagonista della nostra storia. Quando si ha cultura e capacità, si fanno soldi e ci si può creare un impero: si crea sempre qualcosa di più grande. Il video della canzone in oggetto diventa la perfetta trasposizione dell’intento di JAY-Z. La storia è il fulcro per capire il presente. “Fuck a slice of the apple pie, want my own cake”, uno dei versi più significativi della canzone “Smile”, dove il sogno americano è tutt’ora presente ma JAY ora vuole tutta la torta (metafora dell’America progressista) e non essere più una parte di questo calderone multirazziale; le grandi quantità di finanze che girano attorno a lui, sono la sua rivincita verso chi lo ha sempre etichettato come un spacciatore di droga per il suo passato burrascoso. E non ha paura di dichiarare che la madre, anche essendo omosessuale, ha concepito quattro figli, annullando la propria identità. E JAY sa bene cosa voglia dire avere dei figli. La canzone che dà il titolo all’album “4:44”(ha scritto questo pezzo alle 4:44 del mattino) è una delle migliori dell’album, se non della discografia del rapper newyorkese; i suoi passati da infedele verso la moglie Beyoncè, lo hanno fatto pensare in virtù dei propri figli. “And if my children knew

I don’t even know what I would do

If they ain’t look at me the same

I would prob’ly die with all the shame

“You did what with who?”

What good is a ménage à trois when you have a soulmate?

“You risked that for Blue?”

If I wasn’t a superhero in your face

My heart breaks for the day I have to explain my mistakes

And the mask goes away

And Santa Claus is fake

And you go online and see

For Blue’s tooth, the tooth fairy didn’t pay”

Cosa farebbe, se i figli venissero a conoscenza di questo suo lato “oscuro”? Ora, non è più un ragazzo di strada che pensa a se stesso. Ha una famiglia a cui dare attenzioni, e conservando la propria integrità. “Family Feud” è un richiamo di un padre ai propri figli, che stanno tergiversando il valore della propria cultura. Unirsi tutti insieme per riportare in alto i sani principi che si stanno perdendo, senza mai scordare la famiglia: “A man that don’t take care his family can’t be rich

I’ll watch Godfather, I miss that whole shit

My consciousness was Michael’s common sense

I missed the karma that came as a consequence

Niggas bustin’ off through the curtains ‘cause she hurtin’

Kay losin’ the babies ‘cause their future’s uncertain”

Con “Bam” JAY-Z crea l’opposto scopo di “Kill Jay Z”, in cui mette in risalto il suo merito per essere arrivato in alto; giusto farsi un esame di coscienza per ripescare nei propri ricordi cosa lo ha fatto soffrire, ma allo stesso modo legittimo non dimenticare la genialità di come è sul tetto del mondo.

“Moonlight”, altra perla per incastri e riferimenti pungenti. JAY-Z usa il film “La La Land”, film che riprende le grandi produzioni degli Studios, per fare un ritratto realistico della situazione Rap attuale. Tutti che parlano di pistole, armi, trap, Instagram. Come il film “Moonlight” è stato capace di creare un cambiamento tra le potenze Hollywoodiane, anche nell’Hip-Hop bisogna distinguersi e diversificare. Tutti sono pronti a firmare accordi milionari con le major, quando artisti come Nas, Prince e Michael Jackson lottavano per rendersi indipendenti da ogni etichetta. JAY, cosciente del suo contributo storico al genere, non ha peli sulla lingua e si scaglia contro chi sta buttando all’aria tutto il lavoro dei pionieri della black music.

Y’all niggas still signin’ deals? Still?

After all they done stole, for real?

After what they done to our Lauryn Hill?

And y’all niggas is ‘posed to be trill?

That’s real talk when you behind on your taxes

And you pawned all your chains

And they run off with your masters

And took it to Beverly Hills

In questi dischi dalla grande potenza espressiva si capisce l’importanza della persona e del personaggio che viene mostrato al pubblico. I sogni di un uomo, la vita di strada che lo ha forgiato ma che lo potrebbe distruggere e le reali capacità che si possiedono; l’ambiente circostante è il nostro circo in cui dobbiamo cogliere cosa è meglio per noi, non abbandonare i propri desideri ma essere consapevoli della realtà. In “Marcy Me” JAY-Z è tutto questo.

Assume a virtue if you have not

Or better yet here’s a verse from Hamlet

“Lord, we know who we are

Yet we know not what we may be”

So maybe I’m the one or maybe I’m crazy

Marcy me

Streets is my artery, the vein of my existence

I’m the Gotham City heartbeat

JAY chiude questa ennesima opera d’arte con una traccia dal sapore agrodolce. Parla di ricchezza e unione familiare. Vuole spartire i suoi soldi con i cugini, le sue sorelle e il resto per sua figlia per creare una sinergia unica che eliminasse ogni differenza razziale fra i poveri afroamericani e i bianchi ricchi. La generosità prima di tutto. Nella seconda parte del testo, emerge una intimità della famiglia Carter: molestie da parte del nonno di JAY verso sua zia. Nella sua famiglia, la religione è una parte importante delle loro vite ma che non è mai andata a genio al ribelle Shawn; come lui stesso dice, una evoluzione nel pensiero è iniziata con lui. “Legacyè la perfetta conclusione di un percorso artistico che ha visto un uomo conquistare il successo, senza dimenticare da dove viene. Con il suo tredicesimo album, forse, JAY si è tolto gli ultimi sassolini dalla scarpa, ma ha dimostrato di avere ancora tanto da dire, da cui i giovani dovrebbero apprendere con attenzione le lezioni del Dottor Carter. Kingdom Come.

 

Alessandro Ranieri

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Redazione

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