Leggenda Sportiva, Riscatto Sociale… JR 42

Appena due giorni fa lo sport più popolare d’America ha celebrato un campione che pochi conoscono nel nostro paese, in parte per la poca popolarità del gioco del baseball ed in parte perché la condizione delle minoranze etniche ha un backround ed una storia molto meno marcate in Italia, rispetto agli Stati Uniti.

Prima di Malcom X e Muhammad Alì, molto prima della fine delle leggi razziali conquistata dagli afroamericani solo a fine anni ’60 e dell’avvento della cultura Hip Hop, un ragazzo di colore che eccelleva in ogni sport che praticava ha cambiato la sua storia e quella di un paese, divenuto poi punto di riferimento per tutto l’occidente.

Da Wikipedia:

Si distinse in ben cinque discipline: nel baseball come interbase e ricevitore, nel basket come guardia, nel football americano come quarterback, nell’atletica leggera come saltatore in lungo e nel tennis. Mentre lavorava per il Sam Houston College, nel 1945, Jackie ricevette un’offerta scritta da parte dei Kansas City Monarchs per diventare un giocatore professionista delle Negro League Baseball (i campionati riservati agli afroamericani). Robinson accettò la proposta e firmò un contratto da 400 dollari al mese, le sue prestazioni sportive furono buone ma l’esperienza si rivelò deludente per lui; rimase molto deluso dalla disorganizzazione della lega e dalla connivenza col mondo delle scommesse. In tutto giocò 47 partite e prese parte al Negro League All-Star Game del 1945. Le sue prestazioni suscitarono l’interesse di alcuni dirigenti della Major League. I Boston Red Sox organizzarono al Fenway Park un provino per lui e per altri giocatori di colore, tuttavia questa prova si rivelò una farsa e i giocatori in prova non solo non ebbero nessuna reale possibilità di mettersi in mostra ma vennero anche insultati dagli spettatori benché l’accesso alle tribune fosse limitato ai soli dirigenti dei Red Sox. 

Dopo una breve esperienza in una squadra minore affiliata ai Brooklyn Dodgers, dove dovette subire ancora insulti e provocazioni da avversari e pubblico, Jackie finalmente firmò un contratto con una squadra di Major League, proprio  quella di Brooklyn.

Da Wikipedia:

Esordì il 15 aprile 1947 al Ebbets Field di Brooklyn davanti a oltre 23.000 spettatori. Robinson non fu il primo giocatore di colore in assoluto a militare nella Major League ma fu colui che ruppe la barriera razziale (detta baseball color line) ovvero quell’accordo non scritto che fino al 1947 aveva escluso gli afroamericani. Negli anni settanta e ottanta del XIX secolo alcuni atleti di colore giocarono nei massimi campionati americani ma ben presto gli organismi a capo delle varie leghe iniziarono a imporre dei vincoli alle squadre. Quando le leghe del baseball adottarono le disposizioni delle cosiddette leggi Jim Crow la presenza di giocatori afroamericani fu bandita. Dal 1890 sino al 1947 i campionati professionistici americani furono composti esclusivamente da bianchi mentre i neri giocavano in campionati separati.

Anche nella lega più prestigiosa le sue prestazioni furono positive, ma ingiurie e vessazioni non cessarono, anzi, anche alcuni compagni di squadra scesero sul piede di guerra con la società di appartenenza del ragazzo rifiutandosi di allenarsi e giocare con lui, ma con l’aiuto del proprio allenatore e di altri compagni di squadra, che lo appoggiarono e difesero, JR non cedette nuovamente ad alcun tipi di provocazione dimostrando sul campo il proprio valore. Con il tempo anche il gioco duro da parte di alcuni avversari, che protestarono perfino con la Lega per la sua presenza nel massimo campionato, andò scemando, la posizione dei vertici della Major League fu sempre inequivocabile e il diritto di giocare dell’atleta fu sempre difeso.

« Non mi importa se il ragazzo è giallo o nero, o se ha le strisce come una fottuta zebra. Io sono il manager di questa squadra e dico che lui gioca. C’è dell’altro, io dico che lui ci può rendere tutti ricchi. E se qualcuno di voi non ha bisogno di soldi, farò in modo di cedervi. »(Leo Durocher, manager dei Brooklyn Dodgers)  « Puoi odiare un uomo per molte ragioni. Il colore non è una di queste. » (Pee Wee Reese, compagno di squadra)

Questi i fatti storici, JR 42 diventa un’icona sportiva e non solo, il suo numero viene ritirato, passano i decenni, le squadre cambiano nome e città, spariscono, ne nascono di nuove, decine di campioni afroamericani scrivono dopo di lui meravigliose pagine della storia di questo sport che per gli americani è quasi un rito liturgico Nel 2004 viene istituito il Jackie Robinson day ed ogni 15 Aprile da quella data, a ricordare l’esordio della leggenda, ogni giocatore di ogni squadra di Major Leaugue indossa il numero 42 (numero ritirato da Ogni squadra per sempre) e vengono celebrate in ogni stadio d’America le conquiste della libertà dello sport Statunitense, solo in quel giorno tutti i giocatori di baseball condividono un numero che è diventato un simbolo, insieme ad Alì e ad altri celebri precursori dello sport, Robinson rappresenta la determinazione di una minoranza che ha saputo sollevarsi partendo dal nulla, aprendo la strada a migliaia di atleti e dando speranza ad un popolo. Quando indossate un berretto da baseball, pensate a lui.

 

Stefano “Word” Serio

Redazione

La redazione è composta da figure che, con passione ed esperienza, nel mondo dell'Hip Hop hanno militato e si sono contraddistinti per le loro qualità umane ed artistiche, valori fondamentali che riconosciamo in tutti gli autori che collaborano con la nostra testata.

2 Comments
    1. L’hip hop nasce da una rivendicazione di identità culturale ed etnica: le minoranze, i ghetti. La storia di Jackie Robinson ne è un simbolo, sarebbe come dire che Malcom X non ha influenzato i Public Enemy 😉

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Seguici su:
Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram