Parole Esplicite, la Censura e la Doppia H

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Ricordate quando si acquistavano CD e Vinili, attorno alla metà degli anni 90? Oppure, se ancora non eravate nati, ne avete mai visti a casa di un amico DJ?

Ebbene, oggi che di oggetti fisici che riproducono musica, aka CD, LP e MC (musicassette), ne girano molti di meno, il significato di quell’etichetta sta andando a perdersi nel dimenticatoio.

Faccio un brevissimo volo a ritroso nella storia più o meno recente della censura applicata alla musica che trattiamo quotidianamente, per poi trarre qualche modesta conclusione.

Prendo atto, con rammarico che per censura la maggior parte delle persone intende, a proposito di video-clip, la proibizione del nudo, dell’incitamento all’uso di droghe e…. ah no, delle armi no, non è lo stile americano e per trasposizione o imitazione nemmeno più il nostro: il ferro si può mostrare e vendere/rimediare tranquillamente. Meno di frequente si prende in esame l’esistenza di una censura politica, di un controllo e di un filtro eseguito dai vertici di governi a cui la libertà di espressione fa paura. Questa è la forma peggiore di censura, quella concettuale, che ci rievoca scenari distopici stile 1984 di Orwell o Brazil di Terry Gilliam, dove il ministero dell’informazione controlla qualsiasi aspetto della vita quotidina.

Immaginate di essere un mc in Cina, come ve la passereste?
Qualcuno ci prova a quanto pare, mi sono imbattuto sul web in questo trio che ha visto censurarsi ben 17 pezzi su un totale di 120 bollati dal dipartimento di censura cinese, compresi tutti i generi musicali (anche la musica classica!) … e la loro colpa è semplicemente che parlano liberamente della loro quotidianetà

Lo stile è piuttosto acerbo, ammettiamolo, però è significativo che anche nel paese comunista col più alto grado di censura e controllo dei mezzi di informazione (Nord Corea esclusa ovviamente) ci siano dei “colleghi” che provano a fare questo sporco mestiere. Quindi, livello di qualità e spessore dei contenuti medio (non ho tradotti i testi ma mi fido delle tre recensioni che ho letto, coerenti tra loro… ndt) ma contesto di collocazione ampiamente peso che bilancia il coraggio della crew del sol levante.

Rimanendo nel “piuttosto recente”, ovvero 2009 … torno a parlare di hip hop francese; il meglio conosciuto come Eminem d’oltralpe, ORELSAN, si è visto cancellare all’epoca, praticamente un’intera tournèe a causa di una presa di posizione da parte della socialista Ségolène Royale che lo aveva tacciato di incitazione alla violenza e al razzismo, all’omofobia e alla violenza sulle donne, da qui l’accostamento all’mc di Detroit, oltre al fatto che sia di razza bianca, probabilmente.

Che dire, mi son preso la briga di tradurre il brano in questione e mi pare che ci sia solo tanta ipocrisia da parte della politica francese, il ragazzo parla di vita di tutti i giorni e critica il sistema consumistico che imita il peggio dei modelli Statunitensi, facendo un pochino il grosso qua e là; forse la middle class parigina preferiva farsi minacciare dalle crew Magrebine che incitavano alla distruzione dei monumenti nel 1993? In fin dei conti, i conti non mi tornano.

Passo quindi ai classici Americani, che hanno meno orpelli dietro ai testi e sono contestualizzati in maniera netta dall’ambiente in cui sono nati.

Un giovane Dr Dre con la formazione completa dei Niggaz con la puzza sotto al naso non la manda a dire per niente, il titolo del pezzo è eloquente, lo stile di vita dei protagonisti pure.

Chiudo con la storia nostrana, prima del celeberrimo album dei SXM, Gruff produsse una delle tante perle che abbiamo ereditato e fatto nostre.

Un KAOS ONE denominato Don Kaos per l’occasione, dotato di un inedito extrabeat e di metrica già estremamente precisa (tenendo conto che era il 1992), sfida il dogma più delicato per il belpaese, ascoltate il brano per intero, col consiglio di alzare il volume perchè la qualità audio è decisamente bassa.

Da notare che questa uscita è il primo brano in italiano dell’mc milanese, che assieme ai Radical Stuff rappava in inglese fino ad allora, ma questa è un’altra storia.

Mi sento di dire che l’argomento è ben più complesso e probabilmente ne parleremo ancora, sta di fatto che trasversalmente la disciplina del rap all’interno o meno della cultura hip hop è bene che sia libera da qualsiasi filtro e dall’ipocrisia di fondo che spesso porta chi cerca di entrare nelle grazie delle “major” ad autocensurarsi, utilizzando un linguaggio che stona con la realtà. Cosa c’è di più bello che dire le cose come le diremmo nel cortile sotto casa?

Tanti anni fa, per fare una citazione a mio avviso adeguata della disciplina del writing, a Rimini, dopo che l’amministrazione comunale cancellò 300 metri di opere urbane lungo la linea ferroviaria, apparve questo block buster :

Volete una città pulita fuori per non far vedere quanto siete sporchi dentro, ancora mi riempie di orgoglio aver partecipato alla realizzazione, fu il riscatto contro l’ipocrisia ed una forma di censura che ci fa faceva stare svegli la notte per ribadire che esistiamo e siamo stilosi…. ed abbiamo vinto.

 

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Stefano Word Serio

Rimini IT

Old School MC e testimone della golden age. L'istinto della scrittura per passione della cruda realtà

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