Terreno comune, ponte tra culture

HIP HOP ponte tra culture.

Si può insegnare l’hip hop?
Per molto tempo ho creduto che fosse impossibile, che non servisse, che non sarebbe stato corretto, dato che si tratta di una filosofia di vita, uno stato mentale frutto di un percorso spontaneo che spinge ad uscire dall’anonimato dopo un cammino molto personale, sebbene condiviso con altri componenti della propria crew, il più delle volte.

L’aspetto che mi ha sempre fatto rimanere scettico rispetto all’insegnamento del rap, in particolare, è l’orgoglio che ogni mc ha per le proprie idee, le proprie rime, in poche parole il proprio stile, a lungo ho creduto che fosse un dono da custodire gelosamente, guardandomi attorno sospettoso e col timore che qualcuno pubblicasse una mia idea, non è presunzione, mi è successo davvero, ma il punto non è questo; in realtà ho sempre apprezzato il fatto che tra gli mc esistesse questa competizione, anche tra amici, che ci spingeva ad essere sempre originali e ricercare un modo unico di esporre i pensieri, ma la condivisione delle scoperte stilistiche, che negli anni 90 per la lingua italiana erano quasi quotidiane, era ed è ancora di un valore assoluto e prezioso.

Ho avuto la fortuna di confrontarmi con alcuni dei migliori dell’epoca, ora quasi tutti leggende, avevamo in comune che abbiamo imparato quasi tutto da soli ed il codice non scritto era che non si insegnava esplicitamente la propria tecnica, chi era interessato osservava, studiava, provava e poi si buttava nella mischia, ognuno cresceva con la propria crew e vedeva i nuovi arrivati con diffidenza, con qualche riserva su quanto sarebbe durata la sua passione e su quanto capisse veramente cosa c’era dietro quello che faceva.

Crescere durante la golden age ha lasciato tanto di positivo in chi ci ha creduto ed ha portato avanti la divulgazione della doppia H, fino al punto in cui diventa più importante trasmettere quello di buono che questa cultura di strada ci ha lasciato.

Veniamo quindi ad oggi:

Un paio di giorni fa ho fatto una presentazione ad un incontro tra psichiatri, educatori, insegnanti e svariate altre figure che, incuriosite dal titolo dell’incontro: “hip hop e prevenzione”, sono intervenute in questo dibattito aperto.

Dopo aver ascoltato l’intervento di un illustre psichiatra che aveva avviato un progetto nel 92, a cui ho partecipato assieme ai membri dell’allora “Rimini posse”, ho mandato un paio di video sul proiettore e parlato per circa 30 minuti della mia esperienza lunga 26 anni all’interno di questo movimento come piace chiamarlo ad alcuni, del fatto che l’hip hop per me è stato uno psichiatra, un educatore ed un insegnante… a volte piuttosto cinico… che mi ha permesso di diventare un uomo senza distruggere ogni cosa attorno a me, compresa la mia autostima e durante il dibattito finale sono emersi nuovi aspetti e benefici utili.

Estrinseco ora in questo articolo ciò che potrebbe diventare un progetto o comunque una missione, dato che è emerso che con il rap si potrebbe insegnare la lingua italiana agli stranieri, compresi i profughi ed i rifugiati politici che si trovano nel nostro paese spesso a dispetto della loro volontà… e qui mi sento di citare il buon vecchio Deda MD:
..Non parlate alla straniero e lo guardate male
e ogni singolo secondo la tensione sale
é Sangue Misto e non rispetta piú il confine
viene da dove era stato cacciato fuori come un cane..

Ecco allora che le risposte alle mie inquietudini adolescenziali stanno arrivando, aiutare qualche ragazzo che si sta smarrendo tra droghe pesanti e stereotipi, stranieri che sono stati catapultati in una cultura troppo diversa dalla loro ed hanno bisogno di un terreno comune, di un punto di contatto, ma soprattutto un’occasione per esprimersi, tramite l’apprendimento delle tecniche base del rap, potrebbe essere la mia missione.

Quasi incredulo ne sto parlando con chi mi è più vicino, con chi ha condiviso più cose con me nella sua vita e intravedo una piccola luce in fondo al tunnel.

D’altro canto che cos’è l’HIP HOP se non tutto questo? Una palestra dove si giocano 4 sport diversi con regole elastiche e democratiche, dove emerge chi rispetta il prossimo e contribuisce ad arricchire la bio diversità.

Sognare è gratis, meglio farlo in grande.

 

 

 

 

Stefano Word Serio

Rimini IT

Old School MC e testimone della golden age. L'istinto della scrittura per passione della cruda realtà

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Seguici su:
Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On Instagram