Produci Musica con il Tuo Laptop? Ecco la Storia dei Software per Fare Musica.

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Amici lettori oggi voglio parlarvi di un argomento che mi appassiona molto, molte persone negli ultimi 20/30 anni hanno provato ad avvicinarsi alla musica elettronica, grazie alla diffusione dei personal computer e di programmi alla portata di tutti, la home music è diventata oggi ampiamente praticata in tutto il mondo.

Oggi voglio raccontarvi la storia dei Software che consentono di registrare e produrre brani musicali in formati diversi, (MIDI,WAV e AIFF ed altri) programmi capaci di gestire l’esecuzione e la registrazione di più tracce contemporaneamente.

La famiglia dei Sequencer audio-midi è composta da numerosi esemplari, in questo articolo vi illustrerò i più celebri, perlomeno i più utilizzati in Europa, perché notoriamente il sistema Americano è diverso da quello usato nel vecchio continente, quantomeno è più ricco di programmi che, specialmente in Italia, non hanno preso piede.

La mia intenzione è quella di portarvi nel mondo dei programmi, che ancora oggi, sono la piattaforma principale utilizzata dai produttori di musica elettronica,computer/home music, ergo, anche tutte le forme di Rap.

La prossima settimana racconteremo la storia dei Sampler/Campionatori, strumento principe di questo genere, ma volevo iniziare raccontandovi un punto di vista che spesso viene lasciato ai margini, sono tante le immagini ritraenti i produttori nella  gestualità del campionamento, sempre mettendo in bella vista macchine come MPC, EPS Ensoniq ecc, ma raramente viene menzionato il software che ha permesso di finalizzare l’idea, registrare la voce, mixare e masterizzare il prodotto nato dentro il  campionatore.

Performer (1985)

Uno dei primi sequencer/software commerciali, e certamente il primo per il sistema Apple, parliamo di Performer, dalla compagnia software Mark of the Unicorn (MOTU). Fu rilasciato solo due anni dopo l’introduzione del MIDI, il protocollo che consentiva ai computer (e ad altri hardware) di comunicare e cablare una serie di sintetizzatori compatibili, campionatori e batterie elettroniche, una specie di ponte tra il computer e lo studio, Performer ha permesso ai produttori di approfondire le caratteristiche nascoste nelle loro macchine, sintetizzatori notoriamente difficili da programmare, come Yamaha DX7, che in precedenza erano solo patchabili con un display LCD minuscolo, erano ora pronti per essere controllati da un sistema più complesso ma di più facile gestione.

Cinque anni dopo la sua versione originale, le funzionalità MIDI avanzate del sequencer sono state sostituite da un’opzione di registrazione del disco rigido e il programma è stato rinominato Digital Performer, il nome rimasto fino ad oggi. Inizialmente, il programma era sostenuto da un hardware (scheda audio) la leggendaria  MOTU è tuttora considerata nelle top di gamma.

Nel corso del tempo i personal computer sono sono enormemente cresciuti nella potenza di elaborazione dati, tanto che oggi  gli elementi esterni sono diventati meno importanti, per alcuni generi superflui.

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MAX (1986)

Max è stato sviluppato nei primi anni ’80 dal professore di musica americano Miller Puckette mentre studiava presso l’istituto di  elettroacustica francese IRCAM.

Basato su un idea di Max Mathews (che ha dato il  nome al programma), sviluppatore di MUSIC, il primo programma informatico concepito per generare forme d’onda audio attraverso la sintesi, e Barry Vercoe (sviluppatore di MUSIC 11 e, infine, Csound)

Max abbe un successo inaspettato quando cominciò ad attirare l’attenzione degli utenti al di fuori del circolo accademico.

Ciò che ha aiutato Max a superare i confini del laboratorio è stato il coinvolgimento dell’infaticabile David Zicarelli, che commercializzò il software con l’aiuto della Opcode Systems (gli sviluppatori di Vision, un altro sequencer concorrente) così Max fece il suo ingresso nel grande mercato, nel 1990.

Guidato dal suo genio, Puckette, fondò la Pure Data, che in collaborazione con Zicarelli ha sviluppato Max / MSP (che significa Max Signal Processing o Miller S. Puckette), che ha introdotto la rivoluzionaria elaborazione audio in tempo reale.

Nel 1997, Zicarelli ha inaugurato la Cycling ’74, che dal 1999 ha gestito tutti i pacchetti commerciali di Max.

Max ha da allora visto l’aggiunta di un pacchetto per l’elaborazione video (Jitter), un plug-in bundle  che è stato integrato all’interno di Ableton Live..

Cubase (1989)

Se un sequencer si può definire chiave per la diffusione del dominio DAW (Digital Audio Workstation) negli ultimi tre decenni, è sicuramente la creazione di Karl Steinberg e Manfred Rürup, il blasonato Cubase.

Questo programma è nato a metà degli anni ’80 sull’umile Commodore 64, sotto le sembianze del sequencer MID Pro 16.

Il Commodore 64  non era dotato di un’interfaccia MIDI  quindi veniva fornita in dotazione con il software e non era per nulla economica.

Tutto questo cambiò con il rilascio di Atari ST, avanguardia dell’epoca, che è ancora considerato come la migliore scuola formante per un  produttore.

L’inclusione delle porte MIDI integrate che offrivano tempi velocissimi di risposta del segnale, fece sì che Atari ST divenne ciò che è ancora oggi, a detta dei grandi ingegneri del suono, il sequecer più preciso e attendibile di sempre.

Molti non conoscono l’esistenza di Cubit, che fu rilasciato nel 1989, sempre  su Atari ST, e che ha introdotto nel mondo quello che noi riconosciamo come un moderno Sofweare, Il nome del programma, però, non è durato a  lungo,  di fatti Cubit fu subito riconvertito, prima del lancio, e fu rinominato Cubase.

Nei 20 anni successivi il software è stato installato in centinaia di migliaia si computer in tutto il globo.

Nel 1991,  fu rilasciato Cubase Audio per Apple Macintosh, che possiamo definire il vero primo modello di software paragonabile a quelli attuali.

Cubase Audio per Windows è arrivato più avanti, nel 1995 adottando rapidamente l’acronimo VST (Virtual Studio Technology), annunciando una nuova era della registrazione, ora  si poteva registrare l’audio direttamente sull’unità del disco rigido, ma soprattutto sulla maggior parte dei computer domestici o di livello medio, mai fino a quel momento era stato possibile utilizzare una serie di effetti per modificare l’audio senza la necessità di costose attrezzature esterne.

Nel 1999 Steinberg superò il concetto di sintetizzatore, facendo un ulteriore passo avanti, aggiungendo gli strumenti VST, sintetizzatori e campionatori virtuali che potevano essere armati e gestiti esclusivamente dal programma, in un unica parola, il futuro.

 

Pro Tools (1991)

Ancora fuori dalla portata della maggior parte degli studi domestici, Pro Tools fu fondata esclusivamente per i professionisti fin dal suo debutto nel 1991.

Il programma è stato sviluppato da Evan Brooks e Peter Gotcher, diplomati alla USC e terribilmente appassionati del Drumulator di E-MU.

Per questa passione i due sviluppatori avviarono la società Digidrums per sviluppare librerie, suoni su chip card per la EPROM, ma presto si sono resi conto che gli utenti stessi avrebbero potuto desiderare l’opportunità di registrare e modificare i propri set di campionamento senza dover utilizzare cards esterne, all’epoca i suoni dovevano essere nominati attraverso  un sistema a video frequenza, per rendere tutto più semplice Brooks e Gotcher inventarono un pacchetto di registrazione e modifica audio di base che hanno chiamarono, Sound Designer.

Fu così che poco dopo nacque la famosissima Digidesign che nel 1985 rilasciò lo strumento per la modifica dell’audio che diventerà uno standard industriale, consentendo la massima precisione nel taglio dei campioni, in un momento storico in cui la maggior parte dei produttori stava lottando con i minuscoli e fastidiosi schermi a led, calcolando valori numerici di preset incastonati costose  e ingombranti espansioni fisiche.

Sound Designer era tuttavia ancora molto limitato, però nel 1989 Brooks e Gotcher rilasciarono Sound Tools, il loro primo tentativo di un pacchetto completo di registrazione digitale che offriva molta più flessibilità rispetto al semplice montaggio del campione.

Questo balzo ha generato la registrazione stereo completa e l’editing, Sound Tools fu veramente innovativo, nonostante avesse bisogno di una specifica scheda di espansione (sviluppata in casa da Brooks), offriva qualcosa che altre case di software avrebbero potuto solamente sognare.

Pro Tools aggiunse un altra prospettiva nel 1991 quando spinse ulteriormente il concetto, aggiungendo la registrazione audio multitraccia su quattro canali.

Ancora dipendente dall’hardware, Pro Tools riuscì, laddove altre piattaforme avevano fallito, soprattutto per il suo sistema operativo TDM, idea che ha permesso alla scheda audio in dotazione di assorbire il peso del potere di elaborazione dei dati, consentendo ai produttori di montare tanti effetti senza preoccuparsi che il sistema andasse in Crash.

Nei primi anni ’90 il sistema TDM  regalò a Digidesign un margine talmente ampio rispetto ai competitor che da allora è rimasto la scelta dei professionisti, per l’efficenza di esecuzione e lo standard qualitativo che ha creato.

Una versione più leggera, ma anche di più breve durata,  fu lanciata sul mercato, Pro Tools LE, un tentativo di Digidesign di raggiungere gli Home Studios e le camerette di tutto il mondo ma in quel momento storico il mercato era già saturo di opzioni, così da quel momento  Digidesign si è ritirata dal mercato Home per concentrarsi su ciò che ha sempre fatto detenendo il primato,  software per studi professionali e hardware di altissima fedeltà.

 

 

Logic Pro (1993)

Logic Pro, come la maggior parte degli altri DAW, è nato sotto forma di un programma più semplice, nel 1985, i programmatori della C-Lab, Gerhard Lengeling e Chris Adams, hanno sviluppato un sequencer MIDI, chiamato Creator, per Atari ST, che diventò rapidamente uno standard industriale.

A differenza di Performer e Pro 16, Creator utilizzava un sistema basato sui pattern, il che significa che un produttore poteva comporre le sezioni di una canzone, batterie, voci, campioni,  per poi incollarli uno sull’altro e ripeterli a piacimento.

Il sistema era molto simile ai sequecer e hardware dell’epoca e Creator presto diventò famoso con il nome di, Notator, che fu ampiamente utilizzato fino ai primi anni 90′ da un determinato gruppo di produttori, all’epoca avanguardisti, in sostanza i pionieri degli artisti di musica elettronica attuali.

Nel 1993, alcuni sviluppatori si separarono dalla C-Lab per formare la Emagic e mettere insieme un nuovo sequencer cross-platform chiamato Notator Logic.

Al nuovo programma, mentre conservava molte delle caratteristiche chiave del Notator originale, veniva aggiunta  una finestra di arrangiamento, simile a quella appena inventata dal suo concorrente Cubase, da quel momento il programma iniziò a somigliare alla versione di Logic Pro che conosciamo oggi.

Fu così che il nome  Notator fu abbandonato e Logic si trasferì sulle piattaforme Mac e PC, esattamente quando iniziò l’inesorabile, lenta e dolorosa morte di Atari ST.

All’inizio la registrazione audio veniva gestita dal sistema DAE (Digidesign Audio Engine), che fu concesso in licenza dagli sviluppatori di Pro Tools, ma questa soluzione non bastava, poiché Logic era stato sviluppato per diventare un concorrente solido di Cubase VST.

Raggiunta la versione 5, Logic era installato in tantissimi computer, e comprendeva un bandle di plugin e strumenti (a condizione che acquistassi l’edizione Platinum) che sarebbe diventato poi onnipresente – dall‘EXS Sampler all’eccellente Multipressor, presentava un’innovativo Editor di automazione e uno stile di lavoro ancora utilizzato nel software oggi.

Nel 2002, Apple ha acquistò Emagic, facendo sussultare gli utenti PC, poiché poco dopo venne soppressa  la versione di Windows.

Anche per questo il software ha continuato a crescere in popolarità (insieme al Mac stesso), ed è ora oltre la decima edizione.

 

L1 Ultramaximizer (1994)

Waves fu fondata in Israele nel 1992 dal produttore Gilad Keren e dal musicista Meir Sha’ashua, la società diventò famosa per aver inventato il primo plug-in audio del mondo.

Il concetto di plug-in era già stato inventato, grazie a un software di editing di foto, Adobe Photoshop, ma il plug-in audio non era neanche un sogno quando il pacchetto Waves e Q10 Paragraphic EQ si diffusero.

Il Q10 è ancora oggi molto popolare ma non è di certo il più utilizzato dai professionisti, il vero primato va assegnato al mitologico L1 Ultramaximizer.

L1 fu rilasciato nel 1994 insieme ai suoi prodotti follow-up L2 nel 2000 e la versione L3  nel 2005, può essere considerato uno dei plugin maggiormente usati dagli studi, nonché uno dei più controversi e discussi, c’è chi lo ama e c’è chi lo odia.

 

Auto-Tune (1997)

Davvero difficile, nel 2017, imbattersi in un brano di musica Rap o Trap  senza trovare un particolare sound vocale, dai puristi che lo aborrano e condannano, alle nuove generazioni che lo amano e ne fanno un uso sconsiderato, Auto-Tune, è certamente il softwear moderno più utilizzato per modificare e modulare le melodie vocali ma è davvero singolare e divertente quando si considera che non è stato inventato per essere utilizzato sulla voce.

L’iconico software è stato creato accidentalmente dall’ingegnere Exxon Andy Hildebrand, quando stava provando a sviluppare un programma per analizzare ed interpretare complicati dati sismici.

A metà del processo di creazione, Hildebrand ha iniziato a rendersi conto che la tecnologia che aveva inventato sarebbe potuta essere utilizzata per modificare il pitch dei file audio, così Auto-Tune, controverso e onnipresente accessorio della musica Rap moderna vide la luce.

Disponibile dal 1997, Auto-Tune  è probabilmente anche più diffuso di Waves e L1 ‘Ultramaximizer, ed ha il merito di aver influenzato il trend della musica stessa, piuttosto che il modo di produrla.

 

FL Studio (1997)

Influenzato dal nuovi softsynth, ReBirth e RB-338, il giovane sviluppatore Didier Dambrin (conosciuto come Gol) sviluppò un semplice sequencer a 16 tracce,  fondamentalmente una MIDI Drum Machine che prese successivamente il nome di FruityLoops.

Impiegato in una piccola impresa belga, la Image Line, Gol non aveva idea che il programma sarebbe diventato così popolare e in quanto rapidamente si sarebbe evoluta quella versione demo.

Dal 1999 FruityLoops iniziò il suo processo di evoluzione modellandosi passo per passo.

La versione 1.5 introdusse il Monosynth incorporato, il TS404, Monikered, la versione 1.6.5 aggiunse il supporto per i plug-in VST.

Stava diventando chiaro che ciò che aveva preso vita come un semplice Sequencer, facile da usare, si stava  trasformando in un programma complesso che poteva essere utilizzato per produrre musica di alta qualità e questo ancora era solo l’inizio.

Ulteriori aggiornamenti hanno consentito a produttori musicali, anche alle prime armi,  di disegnare e scrivere melodie facilmente,l’utilizzo dei samples era immediato e intuitivo, quindi quando il supporto degli strumenti VST entrò in piena efficenza, poco altro sarebbe stato necessario per rendere il programma completamente funzionante iniziare ad infastidire i suoi Competitor.

Il nome simpatico Fruity Loops tuttavia,  diventò un grosso problema per la Image Line, il team di sviluppo agli incontri con i produttori di hardware dovevano faticare per farsi riconoscere come una società seria, una causa intentata nei loro confronti da una grossa società statunitense li convinse poi definitivamente ad evitare una lunga e costosa battaglia legale e il nome fu cambiato in FL Studio.

 

Reaktor (1999)

Reaktor di Native Instruments fu inizialmente un pacchetto di software che offriva svariate funzionalità, simulando fedelmente una batteria elettronica hardware.

Non tanto distante da Max / MSP di Cycling’74, in quanto lavorava su una serie di patch, un insieme di strumenti, elaborati sintetizzatori, effetti, campionatori e sequencer, l’interfaccia, molto intuitiva rese da subito molto più attraente l’utilizzo per l’utente novizio.

Nato come Generatore, comprendeva un sintetizzatore modulare abbastanza limitato,  sorprese gli utenti il colpo di adrenalina che regalò l’aggiunta di un pacchetto per la manipolazione de campioni.

I due programmi insieme si trasformarono in Reaktor offrendo una vasta gamma di opzioni ai produttori annoiati dai semplici Retro AS-1.

Dalla sua pubblicazione ad oggi, Reaktor è stato ampliato per includere arricchite librerie, più moduli e un’interfaccia più semplice, nonostante siano arrivati alla versione 5.5, il concetto di base è rimasto lo stesso.

 

Reason (2000)

Nel 1997, il piccolo studio svedese Propellerhead Software pubblicò un programma chiamato ReBirth RB-338.

Un sequencer che conteneva i pattern, sequenze e patch di suoni di Roland.

TB-303, il TR-808 e il TR-909, quello che mancava nelle complicate funzioni di sequaencer fu compensato da una pura  e accessibilissima utilità e il programma ebbe grande successo, enorme, basti ascoltare il classico ‘Pulse X‘ di Youngstar per sentirlo in azione e vi verranno in mente i più classici brani dance di inizio millennio.

In realtà Propellerhead  dichiarò che il progetto iniziale voleva essere molto simile a Reaktor, ed esisterebbero prototipi del software precedenti all’uscita ufficiale di ReBirth. C’erano somiglianze, il sequencer, l’interfaccia ma è stato l’innovativa patch  del software che lo ha reso così intuitivo, specialmente per gli utenti novizi che non avevano familiarità con la lingua già stabilita dei DAW.

All’inizio Reason non aveva nemmeno un ingresso audio, ma non ne aveva bisogno, la sua gamma di campionatori, sequencer,  sintetizzatori software erano sufficienti per gli utenti a comporre tracce,  di una qualità che lasciava un po a desiderare, ma senza lasciare mai il programma, inoltre e se i produttori avessero avuto bisogno di più spazio, potevano aprirlo in una sessione di Cubase o Logic utilizzando il sistema ReWire, strumento di Propellerhead che permetteva ad altri DAW di trattare Reason come un plugin.

Propellerhead ha finalmente sviluppato il proprio software di registrazione audio, denominato semplicemente Record,integrato in Reason nel 2011 per riempire il divario, ma  troppo tempo in ritardo,  e non riuscì a catturare l’immaginazione dei giovani musicisti già abituati ad altre piattaforme. .

 

Ableton Live (2001)

Live è apparso nel 2001 in un momento in cui la musica elettronica, in particolare la musica edm dal vivo, aveva cominciato la sua primavera. Le prestazioni per la musica dal vivo furono da subito strabilianti, versatile, stabile, leggerissimo, la prima versione era una dj station virtuale ma le funzioni per la composizione non altezza.

Vedendo un così enorme divario con i copetitor del mercato, Bernd Roggendorf e Gerhard Behles (che ancora era un membro di Monolake) fondarono Ableton e iniziarono a sviluppare un nuovo DAW da zero.

Evitando alcuni sistemi ed elementi macchinosi di Logic, Cubase e Pro Tools e assicurandosi che le prestazioni dal vivo fossero al centro della sua funzionalità.

Robert Henke di Monolake fu essenziale per la creazione del software, sperimentando le prime versioni e assicurandosi che il programma avesse anche le funzionalità più complesse per un compositore, oltre ad offrire la facilità di esecuzione,  Il risultato fu Live, un programma creato per funzionare come sequencer, look intuitivo e un DAW completamente funzionale.

Dalla sua pubblicazione, Live non è stato tanto aggiornato, è stata creata la propria suite di strumenti virtuali e forse più interessante, ha assorbito Max Cycling ’74, così dal 2010 è stato possibile avere Max all’interno di Live, ma la sostanza è rimasta la stessa.

La prossima settimana parleremo di Sampler/Campionatori, vi aspettiamo!!

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Gian Flores

MC/Producer/Direttore Artistico, attivo nella scena HipHop dall'inizio degli anni 90'. Attualmente AD/CEO di Jellyweb s.r.l. Direttore Generale di Hiphop.it

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