Speciale Prodigy e Mobb Deep, pt 1 👊 🇺🇸

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La Vita

Albert Johnson nasce a Long Island, (New York), da genitori di origini Etiopi e Giamaicane, il più giovane di un solo fratello, Greg Johnson.

Nasce in una famiglia di musicisti, Il nonno Budd Johnson, era uno stimato sassofonista e lo zio Keg Johnson, un trombonista, entrambi ricordati per il loro contributo nell’era del jazz Bebop negli anni Quaranta.

Sua madre, Fatima Frances (Collins) Johnson , faceva parte del famoso gruppo “The Crystals”, e il padre, Budd Johnson Jr, era membro di un collettivo, i “Doo Wop” anche conosciuti come “The Chanters”, il bisnonno, William Jefferson White, fondò il Georgia’s Morehouse College.

The Crystals, Gruppo Vocale nel quale militava, Fatima Frances (Collins) Johnson, Madre di Prodigy.

 

Affetto da anemia falciforme, una malattia genetica, che lo condizionerà per tutta la vita, dovette annullare un tour in Europa perché ricoverato in ospedale dopo un malore causato dalla malattia. Nel Brano “You Can Never Feel My Pain” contenuto nel suo album solista “H.N.I.C.” Prodigy mette a nudo questo suo punto debole, raccontando il dolore che lo tormentava dall’infanzia.

Prodigy – You Can Never Feel My Pain

La sua storia musicale, destinata a rimanere mitologica,  inizia dopo aver conosciuto Havoc (b. Kejuan Muchita) quando i due sono ancora adolescenti e frequentano la High School di Graphic Arts a Manhattan.

All’inizio degli anni ’90, il duo forgia il nome, “Mobb Deep”  pubblicando il loro album di debutto, “Juvenile Hell”.

L’album non decolla a causa della mancanza di promozione, tuttavia, il  follow-up del 1995, “The Infamous”, ebbe un enorme successo grazie ai singoli, diventati hit, “Shook Ones, Part II” e “Survival of the Fittest”. Ancora oggi l’album è considerato un classico dell'”East Coast Rap”, accanto ad iconici album come, Nas “Illmatic” e “Ready to Die” di Notorious B.I.G.

Tutti i loro dischi successivi sono stati grandi trionfi, ma l’album “Murda Muzik” del 1999, è stato particolarmente vincente, regalando al duo il loro primo Disco di Platino.

Nel 2000, Prodigy pubblica un album solista di grande successo “H.N.I.C.” ottenendo consensi in tutto il mondo e vendendo oltre 500.000 copie, poco tempo dopo, iniziano i suoi problemi con la legge.

Prodigy, H.N.I.C.

 

Il 6 novembre 2003, Prodigy viene arrestato a Cohoes, New York con l’accusa di possesso illegale di armi e possesso illegale di marijuana.

La polizia, nel referto, riferisce di aver rinvenuto una pistola calibro 25 e una piccola dose marijuana, il 26 ottobre 2006  torna in manette a New York, con l’accusa recidiva di possesso illegale di armi, dopo essere stato fermato alla guida di un SUV personalizzato antiproiettile, con l’accusa di aver effettuato un inversione a U intorno a 2:15 di notte, anche in quel caso la polizia trova una pistola calibro 22 nel cruscotto, esce pagando una cauzione di 120.000$.

8 Ottobre 2007, Prodigy viene condannato a tre anni e mezzo di carcere per possesso illegale di arma da fuoco, inizialmente con una pena fissata a 15 anni, prima di stringere un accordo con l’accusa, e dichiararsi colpevole in cambio della pena detentiva breve.

il 7 marzo 2011, viene rilasciato dal “Mid-State Correctional Facility” di New York dopo aver scontato 3 anni, nei quali  Aveva 6 mesi tagliato la frase originale per buona condotta ed è rimasto in libertà vigilata fino al 2014

Nel 2001, dopo l’esperienza in carcere esce My Infamous Life, L’autobiografia, co-scritta con Laura Checkoway e pubblicata da Touchstone Books.

Osservando le vicende superficialmente ne verrebbe fuori un profilo tormentato, in conflitto con il Mondo, in realtà approfondendo i particolari della vita di quest’uomo, il ritratto si riempie di sfumature e profondità, la sua voce, così riconoscibile, rimarrà per sempre sinonimo di serietà, tecnica vocale, senso di appartenenza.

 

Discografia

Il duo di Queensbridge ci ha lasciato in eredità 8 album

1993 JUVENILE HELL (albume d’esordio)

In questo LP contenente 14 tracce (compresi 3 skit) si alternano alla produzione Havoc (componente del duo) e una manciata di altri nomi tra cui DJ Premier nella traccia “Peer Pressure” remixato anche da Large Professor. Le metriche sono ancora piuttosto acerbe (i ragazzi avevano 18 anni) e i break beat tutti piuttosto simili tra loro (hanno puntato sui classici come si faceva all’epoca) e con gli stessi BPM (un po’ più lento il brano prodotto da Premier)
I temi ricorrenti sono il loro vissuto quotidiano tra i disagi dei quartieri newyorkesi che nei primi anni 90 facevano brutto e le loro sensazioni ormonali come in “Hit it from the back” (contenuto anche nel loro Greatest Hits dal titolo Life of the Infamous: The Best of Mobb Deep uscito nel 2006). I due adolescenti però si distinsero da subito tra i vari gruppi conscious del periodo 1991 1994, per la capacità di mettere in primo piano gli aspetti duri della loro vita e farlo in maniera incisiva, come dal titolo che potremmo tradurre come “Inferno Giovanile” (nota: il disco ha venduto solo 40000 copie)

1995 THE INFAMOUS

Questo album è senza ombra di dubbio, oltre che la loro consacrazione ufficiale, anche una delle pietre miliari dell’underground Hip Hop degli anni 90.
Alcune strumentali sono state utilizzate e riutilizzate così tante volte da essere divenute quasi un mantra per gli mc nelle sfide in free style di tutto il mondo, sto pensando a Survival of the Fittest
 ( letteralmente sopravvivenza di quelli più in forma…. non a caso ) sempre sotto l’etichetta LOUD come per il primo album, ma con un paio di marce in più a livello di produzioni e di metriche: siamo entrati irreversibilmente nel lustro più competitivo per i rapper della east coast, dove la differenza la faceva l’originalità delle metriche e soprattutto la credibilità che le accompagnava. Qui Havoc e Prodigy mostrano una padronanza dello strumento e consapevolezza del messaggio che anche mostri sacri come Raekwon e Nas riconoscono, condividendo con loro la traccia dal titolo “Eye for a Eye”, una vera e propria prova di stile su una strumentale monotona, spietata e basilare, non è uno dei brani più conosciuti dell’album, ma aver racchiuso tre stili così convincenti in una sola traccia, scandita dal sample di Al Green, fa storia a parte. Altre tracce storiche sono Shook Ones pt.2 (pt 1 è contenuta nel primo LP) e Give Up the Goods (Just Step) feat Big Noyd con un beat classico campionato da Skull Snaps e il groove indimenticabile di Esther Phillips che suonano lungo tutto il pezzo un’aria di Brooklyn che sa di metropoli di fine millennio, davvero difficile selezionare UNA hit nell’intero album, i capolavori sono diversi.

1996 Hell On Earth 

I ragazzi di NYC crescono e nessuno li ferma, le atmosfere restano cupe e come si suol dire battono il ferro fino a che rimane caldo, di nuovo 16 tracce come per l’LP di appena un anno e mezzo prima, ma ora a produrre tutte le strumentali ci pensa da solo Havoc, dando una linea ed una connotazione all’intero album e aumentando lo spessore dell’intero progetto, confermando il valore del duo e mettendo la discografia dei Mobb Deep a pieno diritto tra le migliori uscite degli anni 90. Tra i singoli prodotti spicca “Drop a Gem on ‘Em,” anche perchè si tratta di una risposta alla diatriba innescata da 2Pac contro il duo (ma compare a stemperare gli animi anche una lista di nomi della west coast a cui Prodigy manda un tributo, tra cui Snoop Dogg e Xzibit), monumentale G.O.D. part III che è costruita sulla strumentale della colonna sonora di Scarface, prodotta da Giorgio Moroder (farcita di colpi di arma da fuoco nell’introduzione) e “Hell on Earth (Front Lines)” Anche in questo album compaiono i feat di Big Noyd e Raekwon, raggiunti da Method Man nel brano “Extortion“. Il lavoro del duo è omogeneo e senza soluzione di continuità e contiene una ghost track finale che poteva essere sbloccata solo con un computer (vezzo originale per quei tempi) titolo “In the Long Run”. Havoc rappa anche in ciascun brano del disco. Da questa produzione in poi l’ironico appelativo di “The Infamous” compare prima del nome e diventa a far parte del brand stesso di MOBB DEEP.

1999 Murda Muzik

Come da tradizione la strada insegna, mette alla prova e a pochi concede la fama, con questo album il duo di QueensBridge raggiunge anche nei numeri l’olimpo delle migliori formazioni del panorama Hip Hop mondiale, raggiungendo il Platino anche grazie al singolo Quiet Storm, uscito in ritardo di diversi mesi (dal programmato Gennaio al 17 Agosto ’99) a causa di un problema di distribuzione: la loro casa di produzione storica LOUD passa da RCA a Colombia mettendo in difficoltà il duo a causa di uscite non autorizzate di alcune tracce nel mercato parallelo dei bootlegs.
Nonostante ciò il successo e l’affermazione anche sul mercato ufficiale arriva inesorabile e raggiunge nei due anni successivi il picco.
Le 18 tracce prodotte da Havoc in compagnia di The Alchemist in Thug Muzik ft ChinkyThe realest dove Prodigy alterna il microfono con il leggendario Kool G Rap.
La traccia vincente del progetto QUIET STORM contiene un campione (il basso) di “White Lines (Don’t Do It)” di Grandmaster Melle Mel (pezzo Must per ogni Breaker del pianeta) …con queste concessioni il gruppo ottiene la consacrazione di fatto della old school newyorkese e di tutta la scena Hip Hop Americana.
Il remix di Quiet Storm ospita invece al microfono l’esuberante Lil Kim, la reginetta delle femmine che rappano dell’epoca.
Chiudo sul progetto ricordando che il buon Havoc ha sfoderato di nuovo il vinile di Giorgio Moroder con la colonna sonora del film con Al Pacino, stavolta scegliendo il groove centrale nel brano It’s Mine featuring NAS.

Ho deciso di dividere in due parti la discografia di questa formazione leggendaria che ha dato un valore alle definizioni Underground Hip Hop e Hardcore Hip Hop, anche perché la seconda parte è meno gloriosa e piena di sfaccettature legate ai gossip ed agli attacchi dei colleghi rapper, tra cui la bieca storia che ha visto protagonista Jay Zforse il più ricco rapper di sempre, che ha ridicolizzato il duo con un’uscita poco felice ma dai risultati inequivocabili, l’inizio del declino….

_to be continued_ …..

 

 

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La redazione è composta da figure che, con passione ed esperienza, nel mondo dell'Hip Hop hanno militato e si sono contraddistinti per le loro qualità umane ed artistiche, valori fondamentali che riconosciamo in tutti gli autori che collaborano con la nostra testata.

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