Speciale Prodigy e Mobb Deep pt.2 👊 🇺🇸

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Discografia parte seconda

Proseguiamo il viaggio nel tempo assieme al recentemente scomparso Prodigy e al suo socio con cui ha percorso un cammino lungo due decenni interi, l’mc e produttore Havoc.

Come riportavo nella prima parte dell’articolo, un certo Jay Z crea un certo scompiglio nella carriera del duo, in particolare coinvolgendo Prodigy verbalmente nel singolo qui di seguito e  durantel’ hot 97 summer jam nell’estate del 2001

Come nascono certi dissing è sempre difficile dirlo, spesso è persino difficile stabilire chi per primo abbia lanciato l’invettiva, sta di fatto che Jay Z pone un dubbio sulla street credibility di Prodigy “colpevole” di aver avuto esperienze di “danza” tra cui esibizioni in cui imitava Micheal Jackson ai tempi del college, la risposta di Prodigy è qui sotto e se volete sbizzarrirvi con le traduzioni (tanto non cita ne usa il linguaggio ne’di Shakespeare ne’ di Emily Dickinson) sentite come “alza” il livello degli appellativi sulla presunta sessualità del contendente della grande mela…

… chiudo in fretta questa parentesi perché ritengo che la pratica del dissing sia da una parte un aspetto necessario e tipico del nostro mondo, ma che non dovrebbe mai prevalere sulla discografia e le produzioni di artisti di questo calibro: il rischio è di lasciare traccia della propria notorietà “solo” per avere “scazzato” con questo o quell’altro (comunque il brano Crawlin che chiude la diatriba è notevole).

2001 The Infamy

In questo LP (il quinto) la gloria e la credibilità del duo sono appena meno fulgide che nei lavori precedenti, non ci sono motivazioni esplicite in quanto a qualità e spessore dei singoli brani e degli estratti regalati ai numerosi fan accumulati negli ormai 6 anni di stimata carriera trascorsa, ho semplicemente percepito un appena percettibile rilassamento e, forse, ad aver contribuito in parte c’è proprio il dubbio innescato da Jay Z nel volubile ed esigente pubblico americano, non che le 500mila copie vendute ed i singoli pregiati Get Away ed Hey Luv non abbiano lasciato altra gloria alle spalle, ma qualcosa è cambiato ed anche la critica si divide(All Music e Rolling Stone non ne parlano benissimo). Sinceramente un leggero appiattimento del sound lo sento anche io, ma si sta entrando nel decennio che rimette tutto in discussione, con la ricerca del suono pulito e l’avvento decisivo delle macchine da produzione avanzate a livello digitale… ed io amo troppo lo sporco del vecchio millennio per essere imparziale.

2004 Amerikaz Nightmare

L’album all’inizio non raccoglie il successo sperato, sono passati 3 anni dall’ultimo lavoro completo, se escludiamo il mix tape “The Murda Mixtape” dell’anno precedente e il duo passa alla Jive Records (unico lavoro insieme… anche perché buona parte del modesto successo dell’LP e da attribuire proprio all’etichetta) ma negli anni successivi le vendite aumenteranno sensibilmente regalando altro platino a Mobb Deep; ma non sono i numeri delle vendite che ci interessa sciorinare, quanto esplorare insieme i contenuti e le motivazioni che spingono le opere. Alcuni sound ammiccano decisamente agli anni 80 ed anche le metriche tornano ad essere semplici e chiare, come la tendenza del nuovo millennio ci ha insegnato e 50cent ha predicato. Oltre al solito Big Noyd (che compare in quasi tutti gli album del duo, quasi da considerarlo un membro aggiunto) appaiono nuove collaborazioni come quella con Nate Dog in Dump e di Jadakiss in One of Ours pt.2 per esempio. I signori fanno ancora bene il loro sporco lavoro, ma forse la piega che prende lo stile del nuovo Hip Hop non è più al 100% nelle loro corde… e purtroppo sono in buona compagnia perché dal 2005 al 2010 tanti gloriosi MC della golden age lasceranno la scena a vantaggio di nuovi rapper cresciuti tra fine anni 80 ed i 90, che partiranno avvantaggiati dal conoscere le pieghe dello showbiz come se l’avessero già vissuto e consci che con gli ingredienti giusti ed i giusti investimenti sfondare nel mercato discografico non è più una scommessa come nel 1995.
Con questo non voglio dire in alcun modo che lo splendore di Mobb Deep sia esaurito, c’è ancora qualcosa da raccontare…

2006 Blood Money

Il settimo disco risolleva la credibilità di Prodigy e Havoc anche grazie al cambio netto di rapporti professionali con l’ingresso nella G-Unit del duo e alla collaborazione col già citato 50 cent e diversi elementi del mega collettivo che sta raccogliendo consensi da Ovest ad Est degli Stati Uniti. I numeri sono soddisfacenti ed i contenuti tornano ad essere in linea con il loro stile, Havoc cede un po’ il passo nelle produzioni, aiutato da performer della giovane crew che sforna strumentali attuali e complete (Sha Money, Ky Miller, K-Lassic, Profile, Exile, Chad Beats) e The Alchimist con cui Havoc aveva già collaborato in passato. Tra i singoli più interessanti c’è “Put Em in Their Place” il cui video li vede intenti ad occuparsi dei propri “dollari” su un tema di fondo di una New York tinta di rosso come il sangue (chiaro riferimento al titolo dell’album) mentre in “It’s Alright” compaiono insieme a Prodigy ed Havoc, 50 cent e l’eterna Mary J Blige; su un tappeto rilassante intrecciato col sample dei Side Effect e l’inserto vocale di Teena Marie che mescolato col sottofondo di Mary J fa star bene un bel po’. Abbiamo vissuto il penultimo glorioso capitolo del duo che ha saputo reinventarsi in questo lavoro, anche se ormai la loro stella non è quella della fine degli anni 90, quando facevano brutto davvero, emblematica la copertina che raffigura la piramide con l’occhio sulla sommità che si trova sul dollaro e su cui tanto speculano i “complottari” per i riferimenti massonici… è un po’ il filo rosso conduttore dei rapper dell’epoca, che non possono più nascondere che il successo e la ricchezza conquistati li affascinino, ma ancora si permettono di criticare il sistema esplicitando che il denaro è sempre sporco di sangue.

2014 The Infamous Mobb Deep

Ultimo lavoro insieme per Havoc e Prodigy preceduto da 8 anni di discgi solisti, collabo, mix tape ed EP, un giusto ritorno nella consapevoleza di aver fatto insieme la storia dell’Hip Hop Newyorkese e mondiale, un doppio album farcito di riedizioni e inediti sparsi nel tempo, dopo che nel 2012 i due si sono allontanati discutendo animatamente anche su Twitter. Il buon senso li ha riuniti in questo lavoro.
Buone le critiche in media e soprattutto il riconoscimento di un ritorno alle origini, con strumentali oscure e contenuti hardcore nei testi. 17 Nuovi titoli e 13 riedizioni del 1994. Questo è l’LP da avere sia per chi ha amato i ragazzi di QueensBridge dai loro albori e da chi li ha scoperti solo più avanti: 2001, 2006, 2012… L’Hip Hop unisce, spero che questo concetto sia rimasto, lo fa anche quando ci sono dissing e divisioni professionali, dato che succedono perlopiù per decidere quale sia la strategia migliore, la cosiddetta “guerra di stili”. Vi invito a rimediare l’LP ed ascoltarvelo.

Mi sono riascoltato tutta la loro discografia mentre scrivevo questo articolo doppio, mi ha aiutato a decifrare meglio chi erano i due personaggi che nel tempo mi ero cristallizzato a vedere come quelli che ho conosciuto nel 1996 quando vivevo a Bologna e un amico mi aveva “prestato” una cassetta che consumai voracemente.

Credo sia anche il momento di chiudere con i tributi a Prodigy, che comunque ricomparirà periodicamente per quello che ci ha lasciato, perché si perdono in continuazione personaggi di questo calibro, sia nella scena Hip Hop che in quella musicale in genere, mentre lo show continua con nuovi protagonisti e i sopravvissuti che si stringono insieme ogni volta dovrebbero proseguire il loro cammino insieme a questi ultimi.

 

 

 

 

 

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Redazione

La redazione è composta da figure che, con passione ed esperienza, nel mondo dell'Hip Hop hanno militato e si sono contraddistinti per le loro qualità umane ed artistiche, valori fondamentali che riconosciamo in tutti gli autori che collaborano con la nostra testata.

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